martedì 30 agosto 2016

Puntualizzazioni sul terremoto ad Amatrice e dintorni



Di angeli e bilanci, eroi e ponti

di Alessandro Gilioli

Non sono tra quelli convinti che nella vita le sofferenze "facciano bene". Neanche un po'. Però dalle sofferenze si può imparare. Almeno gli si dà un senso. A posteriori, non richiesto, ma meglio che niente.

Ecco, da quest'ultima catastrofe forse alcune cose possiamo imparare. Alcuni punti fermi. Di buon senso. E soprattutto da non dimenticare fra mezz'ora.

1. Basta con questi angeli. Anche a questo giro, abbiamo fatto vedere quanto siamo bravi dopo. Bravissimi a scavare tra le macerie per salvare vite umane, splendidi negli afflati di generosità, commoventi nell'inventarci amatriciane di solidarietà. È dal 1966 (alluvione di Firenze) che ci sono gli "angeli del fango". L'altro giorno ho letto pure degli "angeli con la coda", i cani addestrati. Tutto molto bello. Però ci saremo anche rotti le balle con questa straordinaria bravura dopo. Nell'emergenza, a catastrofe avvenuta e non prevenuta. Vorrei che fossimo un po' meno eccellenti dopo e un po' più decenti prima nel rispettare le regole di costruzione edilizia, nel non fare tutti un piano abusivo in più, nel non gabellare per adeguamenti sismici le ripittate alle pareti, nel non costruire villette dove le montagne franano, insomma nel fare le cose per bene. Mi rendo conto che questo ci toglierebbe una buona dose di retorica riempi-giornali, ma forse salverebbe qualche vita in più, qualche casa in più, qualche paese in più.

2. Il pareggio di bilancio è una cagata pazzesca. Da quando è premier, Renzi sta tentando disperatamente di "derogare" dai vincoli europei per qualsiasi cosa: allarme Isis, sbarco di migranti, effetti della Brexit, piano pensioni, adesso il terremoto, fra un mese chiederà flessibilità extra anche per il probabile arrivo dell'autunno. Fa benissimo, s'intende, anche se c'è una certa distanza tra i suoi proclami in Italia e le pernacchie che poi gli rifila la Merkel. Ma il punto non è se Renzi faccia bene o male a elemosinare i fuori busta, il punto è che sono proprio i vincoli in sé a fare danni, è l'ideologia idiota e dogmatica che ci sta dietro: e la prova è che perfino chi li ha votati, quei vincoli, ora ne comprende la follia e cerca di non farli valere. E che di follia si tratti è di evidenza solare: ad esempio, queste regole di bilancio ci consentirebbero di derogare sulle spese per la ricostruzione post terremoto, ma non per le spese finalizzate a mettere in sicurezza antisismica il territorio. Anche a parità di amount. In sostanza, i vincoli Ue ci incentivano a non mettere soldi nella prevenzione per evitare catastrofi e a metterli invece nella riparazione di catastrofi già avvenute. Follia pura, appunto. Le regole europee sono notoriamente cretine: in questo caso, con permesso, sono anche assassine.

3. Bye bye Grandi Opere. Mentre ad Amatrice le persone scavano tra le macerie, in Valsusa le macchine continuano a scavare nelle montagne: 8,6 miliardi (almeno) buttati per un'opera colossale, violenta, speculativa e - soprattutto - infinitamente meno utile delle mille piccole opere che servirebbero per mettere in sicurezza un po' del nostro territorio, delle nostre case, dei monumenti artistici che abbiamo in ogni paese. Ma il Tav è anche un simbolo: è tutta l'ideologia delle Grandi Opere che - lo abbiamo capito o no, dopo quello che è successo? - è da buttare. È il suo gigantismo. Il suo approccio bulimico, invasivo, megalomane. È vecchia, quella roba lì, è finita. È finita con L'Aquila e il suo G8, ma è finita anche con il cambiamento di sensibilità e di valori iniziato dopo la crisi scoppiata nel 2008. E il primo che parla del Ponte sullo Stretto, mandatelo a scavare. Ad Amatrice o in qualsiasi emergenza dopo frane, smottamenti, esondazioni, tracimazioni e altre catastrofi concausate o peggiorate dall'incuria umana.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Concordo punto su punto,noi però non siamo in California e tanto meno in Giappone,mettere in sicurezza le vaste zone a rischio sisma sarebbe la parte più ragionevole anche se si tratta di un lavoro colossale,,si doveva iniziare dallo scorso secolo,e guarda caso in Friuli le cose sono andate lisce,non è stato così per l'irpinia,in Umbria qualcosina si è fatto,all'Aquila staremo a vedere,in Emilia le inchieste hanno scoperchiato affari sporchi,e con un trend del genere ad Amatrice e dintorni incrocino le dita.

E non dimentico la scuola collassata in Molise dove morirono maestre e bambini,fortunatamente in questo caso erano ancora in vacanza,tutte opere messe in sicurezza,e si,siamo in Italia.

La stupefacente retorica in Tv sul sisma,per quel poco che ho visto,mi ha dato fortemente alla nausea,bene ha fatto Freccero a sparare su Vespa e Del Rio,in Italia sapendo degli appalti a odore di criminalità organizzata,e con i morti ancora caldi,parlare di rilancio dell'economia è delirante,mancavano solo le sghignazzate sul terremoto dell'Aquila e si quadrava il cerchio.

Sull'Europa non ho da dire nulla,col senno di poi,avrei fatto le barricate per non entrare in un incubo infinito come questo,la comunità europea sta dimostrando quotidianamente d'essere un orrore indicibile.

Non ho nulla da dire su Tav e ponte sullo stretto,sono la testimonianza che siamo all'interno di un progetto che non ha capo,nè coda,per le effettive necessità che hanno le popolazioni e le famiglie di questo squinternato continente.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 29 agosto 2016

Carlo Freccero:Orrore su chi sostiene che i terremoti rilancino l'economia





Non posso che sostenere anch'io la tesi di Freccero,in quella trasmissione da Vespa mancava solo lo sghignazzo,come ci fu con la telefonata a riguardo del terremoto dell'Aquila.

E poi chiamarlo rilancio del pil,dove sappiamo da sempre che sono solo occasioni per fare affari senza mettere quasi nulla in sicurezza.

Direi che l'unica cosa che succedera', e' che Freccero dopo questa dichiarazione abbia i giorni contati in Rai.

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 26 agosto 2016

Come sempre e immancabilmente,dateci oggi la solita stupidaggine leghista
















Odiatevi tra voi, che state in basso

di Alessandro Gilioli

«Perché non mettere a disposizione il Campo Base di Expo per ospitare gli sfollati del terremoto? Mi pare una destinazione idonea, invece che farci un campo 'profughi'».

Lo ha scritto ieri Roberto Maroni su Facebook, comprese le virgolette attorno alla parola profughi: come dire che veri profughi non sono.

Maroni era ministro degli Interni nel governo che gestì la vergogna dell'Aquila: decenza vorrebbe che di terremoti e simili non parlasse mai più.

Invece, contrapponendo terremotati e migranti mette i piedi nel piatto in quello che è il tratto politico e subculturale più forte di questi anni.

Non vale nemmeno la pena di spiegare a Maroni che portare gli sfollati dalla Sabina alla periferia di Milano sarebbe una solenne stronzata proprio per gli sfollati: che non devono essere sradicati dalle loro terre, che devono restare il più vicino possibili ai loro paesi e ricostruirli dov'erano, com'erano.

Non vale la pena perché a Maroni degli sfollati non importa una mazza: a lui interessa soltanto che le casette di Expo non vadano ai migranti. Anzi, per essere più precisi: a lui interessa soltanto che sia attizzata e rinfocolata la contrapposizione tra due componenti deboli della società.

Tra chi è rimasto senza casa per via del terremoto e chi casa propria ha dovuto abbandonarla per guerra o per fame.

Ecco, appunto: è questo il tratto forte dell'oggi, quello a cui ci hanno portato gli ultimi decenni - e ben oltre il terremoto: odiatevi tra voi, che state in basso.

Odiatevi tra voi, che avete dei problemi.

Ammazzatevi tra voi, che siete deboli.

Italiani e migranti, certo, ma non solo: anche pensionati al minimo e giovani disoccupati, interinali e voucheristi, partite Iva e operai, cassieri dei centri commerciali e precari dei call center, poveri del nord e poveri del Sud, e così via all'infinito.

La giustapposizione tra migranti e terremotati è solo la rappresentazione plastica di questo gioco dell'odio intrecciato, di questi non-blocchi sociali che sono diventate schegge di rabbia messe una contro l'altra.

Maroni ci soffia su, per guadagnare qualche consenso intestinale. E così mette un altro piccolo grande mattone alla logica dell'odiarsi in basso: quindi alla decomposizione sociale, alla guerra civile diffusa.

Ma Maroni è solo uno dei tanti, che campano così: giocando a distruggere ogni ipotesi di coesione sociale.

Lo fanno anche molti altri, non leghisti, che abitano nei palazzi dell'uno per cento e sanno di poterci restare solo se, fuori, nel mondo, gli altri continuano a odiarsi.

Così come sanno che più togli l'acqua nell'acquario - cioè il welfare alla società - più i pesci si mangeranno tra loro.

E sono loro, tutti loro, i veri nemici di qualsiasi possibile futuro.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Di ciò che "pensano" i leghisti ormai ci siamo fatti un'esperienza,non passa giorno che non affermino qualche minchiata,sono talmente scarsi e sprovveduti che rimarranno sempre una forza politica sterile.

Come ho già scritto non solo qui,l'Italia degli ultimi anni non può reggere una migrazione di questa portata,siamo come tutti sanno,diventati nella stragrande maggioranza dei casi,più poverelli e con pochissime speranze di rimanere allo stato attuale,il trend non potrà che peggiorare,noi al massimo potremo ospitare i profughi,dividendoli equamente su tutti i comuni italiani,sperando che l'Europa integralmente se ne faccia carico anch'essa,invece di chiudere le frontiere come in Francia e in Austria.

Chi dalla miseria vuole sfuggire,mi spiace i tempi non sono più quelli di alcuni decenni fa,se a miseria si aggiungerà miseria,penso che la bomba sociale prima o poi scoppierà.

E per ciò che riguarda i ciclici terremoti che purtroppo ci saranno ancora,l'unica possibilità sarebbe quella di organizzare la messa in sicurezza degli stabili, ma le zone rosse in Italia sono vastissime,e si doveva iniziare già nello scorso secolo,ora con i tempi che corrono l'investimento sarà colossale,e se devo pensare a come gestiscono gli appalti c'è da rabbrividire.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 25 agosto 2016

Hollande,Merkel,Renzi:Come spacciare fuffa sull'Unione Europea

















Ventotene: un film con tanti effetti speciali, ma senza una trama

di Alessandro Robecchi

Come sempre, è una questione di aspettative. Se uno ti dice che ti regala un’industria dolciaria e poi si limita a offrirti un gelato, e spesso nemmeno quello, un pochino ti scappa la poesia. Così si diventa allergici alle narrazioni trionfanti e diventa difficile vedere tre leader sotto elezioni – ognuno coi suoi problemi, divergenti da quelli degli altri due – come i presidenti che “rilanciano” o addirittura “rifondano” l’Europa. Nientemeno. Ma sia, la scenografia è ben studiata, il mare, il vento, l’omaggio all’idea primigenia, i simboli, e una certa solennità da grande evento, molto telegenica. A leggere le cronache sembrerebbe che da lì, da Ventotene, sia ripartita l’Europa, un nuovo inizio, nuove prospettive, una nuova vita per tutti, hurrà.

Pur con qualche scetticismo che traspare dai commenti, sembra prevalere nei grandi media una gran voglia di crederci, più che alto per disperazione. E’ la solita ideoligizzazione del sogno. Cioè: non solo si costrusce una visione idilliaca, efficiente, potente, densa di belle promesse – un sogno, appunto – ma la si trasforma in una visione del mondo, e chi la contesta, o osa dubitarne, è iscritto all’ideologia contraria, negativa e “sconfittista”.

Ma insomma, là dove la grande idea di Spinelli, Colorni e Rossi era timidamente germogliata, si è vista un ostentazione di potenza, la portaerei, la stampa schierata, i marinai che fanno il saluto. Mancava solo lo striscione Mission accomplished, come quello Bush fece appendere sulla portaerei per dire che aveva vinto una guerra persa, e il quadretto era completo.

La distanza tra la narrazione di questa nuova Europa “che rinasce” e l’Europa reale, poi, è facilmente colmabile. Da Ventotene, una volta raggiunta Napoli e fatte due orette di macchina fino ai dintorni di Foggia, si possono visitare i campi degli schiavi, una cosa non proprio modernissima e progressiva, diciamo. Una mattinata di viaggio (dieci minuti in elicottero) dalla Nuova Europa all’Alabama degli anni Venti, per gradire, braccia da 4 euro e 50 a cassa (tre quintali di pomodori) e la percentuale da lasciare al caporale. E tutto quasi identico a quel che abbiamo letto nei romanzi sul blues, sul cotone, sui neri delle piantagioni. Roba americana, roba buonissima, compreso quel Furore di John Steinbeck (1939) che descriveva perfettamente, come fosse oggi, come lo sfruttamento approfitti della disperazione degli sfruttati e dei migranti per diventare schiavitù. Ecco: averceli qui “i neri delle piantagioni”, mentre quotidianamente si chiacchiera di “superpotenza culturale” e di “ruolo storico nel rilancio dell’Europa”, fa un po’ vergogna.

Si sa che la propaganda non è un’invenzione nuova, e va bene. Ma qualche legame con la realtà deve pur averlo, anche lontano, anche labile. Se invece si tratta di una rappresentazione totalmente parallela alla realtà, alternativa ad essa, addirittura contraria, si ottiene l’effetto opposto: una crisi di rigetto. E poi non c’è peggio dei deboli che gonfiano il petto e si atteggiano a campioni: la cosa appare abbastanza ridicola, se si pensa che i tre impettiti conducator schierati sulla nave da guerra hanno appena consegnato nelle mani di un tizio come Erdogan il rubinetto dell’immigrazione.

Insomma, bella Ventotene, la tomba di Spinelli, il sogno che va recuperato, eccetera eccetera, ma le immagini, volendo dire quello in modo un po’ eccessivo, finivano per dire il contrario: una prova di enorme debolezza, tutta scenografia e niente sceneggiatura, un filmone con gli effetti speciali ma senza trama, cioè sempre la stessa: noi chiederemo soldi e quelli ci diranno che ce li hanno già dati. Un po’ poco per la rifondazione dell’Europa, la fanfara, le bandiere al vento, la retorica e la voglia di grandeur. A un tiro di schioppo dalle bidonvilles degli schiavi.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Il siparietto dei tre dell’apocalisse,che hanno rilanciato l’importanza del progetto europeo,il quale non ha nè capo,nè coda,una struttura senza fondamenta dove chi più,chi meno si è impoverito,a parte la Germania.

In ogni caso quei tre avrebbero potuto in questo fine settimana interpretare un nuovo episodio di “Ai confini della realtà”,la serie nata negli anni sessanta,meno affascinante delle storie datate di quel tempo,ma assolutamente in linea tra ciò che hanno dichiarato e ciò che è effettivamente la cruda realtà.

Mi pare che sia ancora prematuro,ma non ho visto in queste settimane di Brexit del Regno Unito,uno sfacelo del medesimo,mi sa che si sono accorti,sempre i tre,che se ognuno torna nelle proprie autonomie,molto probabilmente fa un affare,a parte la sciura tedesca,per il suo popolo va bene qualsiasi condizione,ma la finanza e le banche evidentemente hanno tutti gli interessi che il giochino continui.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 24 agosto 2016

Il devastante sisma in provincia di Rieti





Dalle prime ore e nei giorni successivi non ho dubbi che l'organizzazione della protezione civile italiana eserciterà tutto il possibile nel salvare vite e raccogliere le vittime sotto le macerie,oltre organizzare le tende da campo per ospitare i sopravvissuti del terremoto,almeno nelle prossime settimane,da ottobre ci sarà necessità di case provvisorie per affrontare la stagione invernale.

Dopo si dovrà necessariamente pensare a un colossale investimento su come proteggere gli antichi edifici da queste catastrofi,la tecnologia esiste è sufficiente informarsi,le regioni a rischio purtroppo sono molte,ma se si vorrà difendere dalle cicliche devastazioni dei terremoti che si susseguono in questa martoriata terra,non ci sono alternative.

Rammentando che con un terremoto simile,se fosse successo in Giappone,come capita spesso nel paese del sol levante,i danni sarebbero stati quasi irrisori.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 22 agosto 2016

Evasione fiscale-Corruzione in Italia:Quanto chiacchiericcio sul nulla


















Lo Stato che incentiva i furbetti del fisco e punisce il merito

di Michele Carugi

Chi ha visto la puntata di “Piazzapulita” del 16 agosto può avere avuto due tipi di reazione; se fa parte di una delle categorie di disonesti delle quali si parlava avrà fatto spallucce pensando: “E allora?” e si sarà dato delle ragioni sociali, economiche, politiche, per continuare a rubare alla comunità; se invece fa parte delle categorie di cittadini che pagano regolarmente tasse, contributi pensionistici, biglietti dei mezzi pubblici etc. avrà provato un senso di rabbia impotente verso uno Stato e una comunità che tollerano e anzi incoraggiano i furbetti che vivono alle spalle degli altri in modo che possano continuare, tra l’altro vantando il loro furto come un diritto: “Lo stato dovrebbe darmi di più”, dice nella trasmissione un falso cieco pescato a correre la maratona, “perché il reddito di cittadinanza…”

Si dirà che sono cose risapute da tempo, ma la trasmissione abbinava pregevolmente ai fenomeni criminali le cifre in termini di costo per la comunità. E le cifre sono tali che, se risparmiate e riscosse come imposte evase, risolverebbero i problemi di sicurezza, sanità, pensioni, infrastrutture etc. che la nostra nazione ha.

Sento già le obiezioni dei falsi “illuminati”: “Per alcuni la pensione di falsa invalidità è l’unica fonte di sostentamento”; “I piccoli imprenditori sono costretti a evadere per non chiudere”; “Il trasporto pubblico è un diritto” e via dicendo; scuse per giustificare quelle che sono rapine a carico di chi sta dall’altra parte e cioè tra coloro che producono la ricchezza per tutti.

La realtà è che la nostra società è sempre più divisa in due, tra chi genera le risorse e chi le consuma e che la situazione è ormai anche economicamente insostenibile oltre che eticamente perversa.

In tutto questo lo Stato che fa? Cosa fanno i legislatori, gli esecutivi, il potere giudiziario, i controllori?

Rispondere “nulla” sarebbe riduttivo. La realtà è peggiore: contribuiscono in varie maniere a incoraggiare questi fenomeni con leggi, norme, sentenze, carenze di controllo che radicano nei “furbetti” il senso espresso da quell’intervistato a cui accennavo prima e cioè che queste truffe rispondano a un senso di giustizia sociale: lo Stato deve provvedere a tutti. Peccato che questo “Stato” siano in realtà altre persone che devono raddoppiare i loro sforzi per star dietro al parassitismo dilagante, oppure ridurre le proprie capacità di spesa (il proprio tenore di vita) per finanziare i furbetti.

Gli esempi di questa accondiscendenza sono innumerevoli; la nostra sanità, che è un esempio di comunismo applicato (si contribuisce secondo possibilità e si utilizza secondo necessità) è finanziata dai contribuenti i quali, quanto più contribuiscono con le tasse, tanto più devono pagarla di nuovo sotto forma di ticket; per tornare alla trasmissione, è certo che i gioiellieri con reddito medio da 14.000 € lordi annui sono esenti dai ticket sanitari e dopo avere evaso il fisco vengono pure premiati dalle norme.

Analogamente, le tasse universitarie vengono pagate da chi, attraverso l’Irpef, rende possibile che esista un sistema educativo pubblico; anche qui gli evasori fiscali sono premiati dal sistema con esenzioni. E si può continuare con la pubblica amministrazione dove il tasso di assenteismo è oltre il doppio che nel privato e dove i dipendenti godono della garanzia del posto di lavoro a vita.

Che dire dei contributi di solidarietà imposti ai pensionati che hanno avuto la malaugurata idea di versare molti contributi e che non vengono chiesti agli evasori contributivi, ai pensionati baby etc.? O di quello, futuribile, che il governo sembra pensare per finanziare l’Ape e che sarebbe in realtà una (tar) tassazione dei lavoratori che già pagano fino all’ultimo centesimo?

Tutte norme e misure, talvolta di gettito insignificante, che hanno l’effetto di far sentire vessati oltre misura coloro che ne vengono colpiti.

Se lo Stato non distingue tra reali bisognosi e coloro che “ci marciano”, se non incentiva chi onestamente sostiene la collettività e non punisce i comportamenti anti-sociali, che almeno avesse il buon gusto di astenersi dall’inventarsi balzelli supplementari per chi tiene in piedi il sistema con comportamenti onesti e trasparenti.

E chi potrebbe farlo in futuro ha ormai capito che se vorrà essere trattato con rispetto ed equità dovrà emigrare in altri paesi dove i comportamenti virtuosi vengono premiati e i parassiti combattuti.

Ciò azzererà le rendite parassitarie, perché non ci sarà più chi sfruttare; l’andamento del nostro debito pubblico e del Pil ce lo dicono chiaramente, ma che i nostri “statisti” e legislatori lo comprendano è chiedere troppo. Il primo passo verso un’inversione di tendenza sarebbe quello di fare piazza pulita proprio di questi, ma non si vede chi possa sostituirli con idee diverse che non siano l’ennesima assistenza a pioggia sotto forma di reddito di cittadinanza o l’ulteriore vessazione di chi più contribuisce e ha contribuito.

Perciò tocca rassegnarsi al decadimento inesorabile, perpetrato attraverso la punizione sistematica del merito, mentre la soluzione unica possibile e cioè la tolleranza zero verso gli anti-sociali neppure viene ipotizzata.



No,non mi appassiona l'argomento,dopo mille inchieste,milioni di bla,bla,è l'Italia che funziona così,due sono le alternative nell'evitare d'essere corn..ti e mazziati,o si espatria tentando fortuna altrove,o si diventa "mariuoli".

No,non è un paese per onesti questo!

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 19 agosto 2016

Quanti danni ha fatto la finanza e quanti ancora ne farà










Finanza stai serena

di Alessandro Gilioli

Care Goldman Sachs, JpMorgan, Merryl Lynch e Morgan Stanley, cari Citigroup, Black Rock, Cerberus, Blackstone e Old Mutual, ma anche cari Wall Street Journal e Financial Times, insomma cari signori della famosa finanza mondiale,

anche se non ci credete, qui fuori siamo persone educate.

E siccome ci hanno insegnato che quando qualcuno vive nel terrore è cosa giusta provare a tranquillizzarlo, crediamo che adesso sia venuto il momento di accarezzare il capino proprio a voi: per quanto nababbi e un po' arrogantelli a volte siate.

Vi vediamo infatti, di questi tempi, tremuli come conigli bagnati. Impanicati al punto da immaginare fantasmi ovunque. Atterriti tanto da non azzeccarne più una. E vi vogliamo parlare a cuore aperto affinché possiate uscire da questa brutta condizione: magari anche spiegandovi le cose con qualche lieve asperità, ma è per il vostro bene, davvero.

Come vi è venuto in mente, ad esempio, di schierarvi così sguaiatamente e apertamente per il sì al referendum sulla Costituzione italiana?

Cioè, certo, come chiunque anche voi potete dire la vostra, ci mancherebbe, ma proprio non vi ha insegnato niente la Brexit?

Ecco, forse nessuno ha ancora avuto il coraggio di dirvelo, ma è giusto che lo sappiate: ormai state sul cazzo a tutti, nel pianeta.

Ma non poco: tanto.

Di conseguenza la gente fa esattamente il contrario di quello che voi dite.

Spiace dirlo, ma è così.

È avvenuto in Gran Bretagna, era già avvenuto in Grecia, sta avvenendo un po' ovunque in Europa e non solo. E adesso che avete fatto la frittata sulla nostra Costituzione, rischia di avvenire anche qui.

Che disastro, che pasticcioni.

Questa cosa del vostro sì a novembre insomma è stato lo spot più efficace possibile a favore del no. E vi è andata bene che la bischerata l'avete fatta a Ferragosto - quando qui in Italia si pensa solo alle creme solari, alle meduse e al calciomercato - ma se poco poco quello che avete detto venisse risaputo in giro, beh, il no avrebbe già vinto.

Per farvi capire a cosa equivale il vostro endorsement, immaginate un tipo grosso e bullo che abita nel vostro quartiere e che per trent'anni vi mena, vi scippa, vi molesta la moglie e vi spaventa i bambini: voi seguireste uno qualsiasi dei suoi consigli? Ma manco se vi indica il bar aperto più vicino, andreste in quello. Ecco: la vostra reputazione in giro non è molto migliore di quella del bullo in questione. Anzi, scusatemi, è pure un po' peggiore.

Poi ci sarebbe anche la questione di contenuto, d'accordo, ma anche qui si capisce che lo smarrimento vi fa sragionare - e andare verso il contrario di quello che volete.

Quello che vi spaventa di più per l'Italia, dite, è "l'instabilità": quindi state con Renzi, quindi con il sì.

Allora: sull'instabilità come principio siamo tutti d'accordo, è una condizione che non piace a nessuno e che non riguarda solo voi, anzi.

Intendo dire: l'instabilità, fuori dai vostri grattacieli, si chiama precarietà, disoccupazione, voucher, lavoro saltuario, dumping salariale, impossibilità di fare un mutuo per la casa, fatture già tassate che però non vengono mai pagate, cose così.

Questa instabilità esistenziale l'avete inventata e vi piaceva pure. Ora che si sta trasformando anche in instabilità politica, non vi piace più.

Con rispetto, siete stati un po' degli apprendisti stregoni. Avete cioè innescato meccanismi che vi si stanno rivoltando contro. E insistete pure, puntando su uno spauracchio - l'instabilità - che per le persone fuori non è affatto uno spauracchio: è vita quotidiana. Quindi non è che funzioni molto, il vostro messaggio: cercate di spaventare la gente prospettando una cosa che la gente già vive sulla sua pelle da anni. Non mi sembra geniale come strategia di comunicazione, ecco.

Quanto all'aspetto più prettamente politico, ognuno la pensi come vuole, naturalmente. Voglio dire: se vi piace Renzi, liberissimi di tifare per lui. E in effetti abbiamo avuto anche di peggio, in passato, come premier: basta pensare a quello che era direttamente espressione vostra, tre o quattro anni fa; o a quello ancora prima, che avete sostenuto per una ventina d'anni e poi disarcionato per sopravvenuta impresentabilità galattica.

Ma l'idea che Renzi "garantisca la stabilità", in Italia, ah-ehm, beh, siete proprio sicuri?

Cioè siete sicuri che sia "garanzia di stabilità" un premier che campa su una maggioranza appiccicata con lo scotch, che in due anni ha sradicato il suo partito rimpinguando di voti il principale avversario, che ha perso in tre città su quattro per incasinamento proprio assai più che per meriti altrui, che prima ha creduto di vincere il referendum proiettandolo tutto su se stesso poi ha capito che così perdeva e allora si è inabissato?

Non vi viene il dubbio che, al contrario, questo premier sia proprio un booster di successiva e assai maggiore instabilità, a mano a mano che si evidenzia a tutti l'abisso tra la sua fabulazione immaginaria e la realtà delle cose, la realtà di come stanno le persone?

Ma, soprattutto, non vi viene il dubbio che se è così importante anche per voi la stabilità - come lo è per tutti - una buona idea potrebbe essere aumentarla un po', questa stabilità, per chi vive ogni giorno della sua esistenza in modo acrobatico?

Sì, lo so, magari vi toccherebbe rinunciare per questo a una qualche piccola percentuale di profitti, speculazioni, premi e buonuscite, ma - credetemi - alla fine stareste meglio anche voi: almeno dormireste la notte senza il terrore che crolli tutto. No?

Poi, va beh, ci sarebbe anche l'altra questione di merito, ma qui avete semplicemente preso un granchio.

Sto parlando dell'increscioso equivoco secondo il quale, per alcuni di voi, il sì al referendum avrebbe doti nel rendere più "agile" e "funzionale" il sistema legislativo italiano. Ecco: fatevi tradurre in inglese l'articolo 70 della riforma Boschi e capirete rapidamente che semmai è il contrario.

Cioè, magari l'intenzione iniziale del premier era proprio quella che dite voi, nel bene e nel male, ma poi - per arrivare all'approvazione in Parlamento - Renzi e Boschi dovevano accontentare un'area che andava da Verdini a Speranza passando per Alfano (la maggioranza appiccicata con lo scotch di cui vi dicevo prima), sicché il testo è stato caricato come un autobus pachistano di qualsiasi paccottiglia, emendamento, contraddizione, incoerenza, arzigogolo, ammennicolo, equivocabilità.

Ripeto, non limitatevi a farvi tradurre gli editoriali di Panebianco sul Corriere. Leggete proprio la riforma, il suo testo. Così toccherete con mano un'espressione contemporanea, e pure un po' estrema, del famoso barocco italiano. Altro che "agilità legislativa".

Ecco, questo è quanto.

Senza acrimonia, ma anzi con umana comprensione e perfino un filo di solidarietà, come vi dicevo all'inizio.

State sbagliando tutto, con rispetto. Capita, dopo una crapula trentennale. Avete bisogno di un paio di Alka-Seltzer e di un po' di dieta.

Magari pensateci, quando tornate in città dalla vostra vacanza agli Hamptons.

Che poi, perdonatemi, agli Hamptons avete proprio un mare di merda, e vi sono solidale anche per questo.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Questo articolo,post che dir si voglia,a mio parere è il migliore che ha scritto da quando la seguo,una raffinatissima presa per i fondelli per certi versi,e giù pesante per altri,con delle tesi che secondo me rappresentano la fedele realtà dei decenni che abbiamo vissuto.

C'è da dire che questi palloni gonfiati della finanza pensano unicamente ai loro conti in banca e come fare soldi possedendo tali peli sullo stomaco,che un gorilla gli fa una pippa.

Nonostante l'occupazione Rai e la stragrande maggior parte dei media si siano genuflessi alle posizioni di Verdini-Boschi e compagnia bella... L'endorsement della finanza pro Si alla riforma della Costituzione,anche a mio parere è il migliore spot sul No,non c'è niente di meglio di chi stia enormemente sugli zebedei,nel reagire appena possibile nel fare il contrario di ciò che vorrebbero,visto e considerato che non c'è più sciopero e lotte che tengano con i guru della finanza surrogata e avariata.

E ancora i personali complimenti di ciò che ho letto

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 17 agosto 2016

Bombe italiane,vittime in Yemen,cosa vuoi che sia!













In Yemen bombe anche un po’ italiane

di Alessandro Robecchi

Nei romanzi gialli c’è sempre un momento in cui si parla dell’arma del delitto. Dove l’hai presa? Chi te l’ha venduta? Così, lette e ascoltate ai Tg alcune notizie sullo Yemen – spesso notiziette corte corte, o qualche secondo nei Tg – e sapendo che la coalizione capeggiata dai sauditi si diverte a bombardare scuole (sabato scorso, 10 ragazzini uccisi) e ospedali (l’altro ieri, bilancio ancora provvisorio, ma molti morti e feriti), veniva da chiedersi chi ha procurato l’arma del delitto. E siamo stati noi, noi intesi come Italia, la grande potenza culturale eccetera eccetera.

Le bombe spedite in Arabia Saudita, si parla di almeno cinque consegne negli ultimi mesi, per nave e per cargo aereo dall’aeroporto di Cagliari, sono costruite dalla RWM Italia, controllata dal grande gruppo tedesco degli armamenti Rheinmetall. Autorizzazioni alle esportazioni di materiale bellico verso i paesi della coalizione che bombarda lo Yemen erano già state rilasciate dai governi Letta e Monti, e non si sa se ci siano state nuove autorizzazioni da parte del governo Renzi, anche se spedizioni così urgenti (persino in aereo da un aeroporto civile) lo farebbero supporre. Sia come sia, la ministra Pinotti ha assicurato che è tutto regolare, che si tratta di componenti per un’azienda tedesca, che quindi noi, ahimé, dannazione, siamo tranquilli. Aggiunge seraficamente la ministra (intervista a Repubblica dicembre 2015): “Non do un giudizio etico, non dico se è giusto o sbagliato, dico che è stato fatto secondo le regole”. Ah, beh, allora.

Le regole, tra l’altro, sono un po’ controverse, perché l’Onu ha già più volte fatto notare che gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita su obiettivi civili non vanno per niente bene, e sul bombardamento della scuola di sabato scorso l’Arabia Saudita ha dovuto, obtorto collo, aprire un’inchiesta (che immaginiamo severissima, visto che i sauditi dovranno indagare su un presunto crimine di guerra compiuto dai sauditi, mah…). Resta il fatto, un po’ si minimizza e un po’ si depista: non è roba nostra, chiedere alla Germania, perché la RWM Italia (sede a Ghedi, stabilimento a Domusnovas, Sulcis, in Sardegna) è roba loro. Peccato che in Germania neghino. L’otto marzo scorso un’interrogazione parlamentare di Die Linke ha permesso al governo tedesco di chiarire la sua posizione, e la risposta è stata: “Nessuna autorizzazione per l’export di componenti destinati agli stabilimenti Rwm Italia di Domusnovas”. Come dire che la faccenda delle bombe che vanno dalla Sardegna verso l’Arabia Saudita e poi da lì cascano sugli ospedali dello Yemen sono faccenda nostra. Tutto molto complicato, come al solito, anche se Famiglia Cristiana, in una sua inchiesta, mostra tra l’altro foto di ordigni inesplosi a Sana’a, capitale dello Yemem, e sono proprio giocattolini nostri.

Ora, si sa che il mondo è quello che è e la situazione non è buonissima. Con tutto questo, la guerra in Yemen rischia di essere un puntino di vernice su un quadro di Pollok, quasi invisibile. Ma c’è il dettaglio che ogni tanto (spesso, anzi), si colpisce un ospedale, o una scuola, o un deposito di viveri, e persino un campo di rifugiati, e questo, dannazione, diventa una notizia. Diverse fonti – organizzazioni non governative come Amnesty International, ma anche la Croce Rossa, e pure l’Onu – parlano di catastrofe umanitaria, più di seimila morti, più della metà civili, molte donne e bambini, oltre tre milioni di profughi eccetera eccetera, le solite vergogne. Lo Yemen è un po’ lontano perché i profughi di quella guerra arrivino qui e chiedano di essere accolti. Ma, dovesse succedere, sarà un po’ difficile dirgli “Vi aiutiamo a casa vostra”, perché probabilmente ci direbbero, no, no, basta così, a posto, grazie.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Tramite l’ipocrisia della difesa di ogni Stato sovrano si permette la produzione delle armi,che poi si esportino in ogni luogo del pianeta,questo consente di arricchirsi sulla morte di innocenti o meno.

Sappiamo da tempo che eravamo e forse lo siamo ancora,i migliori produttori di mine anti uomo,e chissà quante vittime e mutilati hanno sulla coscienza le nostre industrie.

Se poi andiamo oltre oceano,nonostante le stragi di fuori di testa occasionali negli States,e la possibilità di comprare con facilità armi in ogni luogo,le lobbies con ogni mezzo e pressioni politiche non consentono la messa al bando delle medesime.

Fino a quando ci sarà trippa per gatti del grande business,ci saranno vari sponsor alla Luttwach a profetizzare guerre su ogni angolo del globo,aiutando il risiko infinito delle guerre vere e proprie,e con Msf e Emergency a metterci una pezza rischiando la vita.

I.S.

iserentha@yahoo.it

domenica 14 agosto 2016

Nous sommes Riccardo Mannelli











Neppure Siberia e manganelli hanno mai fermato la satira (libero sberleffo su libera coscia)

di Alessandro Robecchi

Per quanto interessante, il dibattito sulla satira è piuttosto ripetitivo, probabilmente è dai tempi dei sumeri che, se non si può vietarla, la si accusa di volgarità, di cattivo gusto, di zozzeria eccetera eccetera, insomma le si rimprovera di essere satira. Per dire della raffinatezza storica della materia, capitava non di rado che durante la commedia dell’arte gli attori mimassero sul palco l’atto del defecare (a volte nemmeno fingevano), e nel Medioevo (ma pure dopo), quando un nobile veniva assolto ingiustamente, si inscenavano in piazza delle “executio in effige” in cui il potere veniva sbertucciato in ogni modo (seguiva repressione). Ma insomma, l’arietta non è nuova: la satira prevede una libertà assoluta e ribelle, e se si vuole partire con la faccenda del pensiero unico, beh, storicamente è la prima che prende qualche sberla.

Solo che vietare la satira (o chiederle di piegarsi al conformismo grottesco del politicamente corretto, che è lo stesso) non ferma la satira, perché chiedere ai sudditi di non ridere di chi li comanda è al di là delle umane cose.

Ah, sì, Mannelli, ovvio. Il sessismo è trovata relativamente nuova, ma la faccenda del cattivo gusto e dell’oscenità, invece è roba antica. George Grosz, a cui dobbiamo la più feroce descrizione della Germania anni ’20, coi suoi pescecani di guerra, fu condannato (e rovinato: morì in un manicomio) proprio per oscenità, per il disegno di un Cristo con la maschera antigas, vignetta di protesta contro la Grande Guerra. Ma il vero osceno della sua opera sono quei volti sfatti dal benessere diseguale, dalla ricchezza arraffona. E le donne, puttane povere o razza padrona, con quei corpi tumefatti dal presente, lividi dall’avere troppo, o troppo poco, dicono alla perfezione lo spirito dei tempi. Insomma, satira. Sgradevole, anche, e quindi buona.

Non che andasse meglio in altri posti e in altre epoche. Vero che il fascismo tollerò qualche risata, ben attento che l’umorismo non tracimasse nella critica. E vero anche che molti dei migliori talenti del dopoguerra maturarono in giornali satirici blandamente tollerati (Zavattini, Scola, Fellini, Marcello Marchesi al Marc’Aurelio, per dire). E l’immenso Petrolini, insignito di qualche medaglia dal regime riuscì addirittura a prenderli per il culo durante la cerimonia, urlando: “Me ne fregio!”. Grandioso.

Però quando il gioco si faceva duro, niente da fare, censura e confino. Così per Giuseppe Scalarini, che di fatto inventò la vignetta politica italiana, fu un continuo di condanne e soggiorni punitivi. E Il Becco Giallo, che faceva ridere un bel po’, fu fatto chiudere senza tante cerimonie. Osava, tra l’altro, irridere il fervente fascismo di Luigi Pirandello chiamandolo P.Randello. Chapeau.

Non per questo gli italiani smisero di ridere dei loro (in effetti ridicoli) capataz: le barzellette sul Duce sono state una specie di genere letterario per anni. Punite e represse dall’occhiuto regime, che quindi faceva più ridere ancora e generava più barzellette, come quella storica dell’autista di Mussolini che investe con la macchina un maiale.

“Vai a avvertire alla fattoria – dice il Duce, sempre attento al popolo – dì che sei il mio autista”.
Quando quello torna carico di doni, il Duce fa la faccia stupita e il milite spiega:
“Ho detto: sono l’autista del duce e ho ammazzato il porco. E quelli mi hanno fatto festa e coperto di doni”.
Divertente. Oggi si direbbe che alimenta la violenza? Mah.

A vietare la satira, poi ci hanno provato tutti. Nel grigiore sovietico del dopoguerra, anche dopo Stalin, la risata sul regime era un classico, e si rischiava pure parecchio, come dice appunto la barzelletta dei due giudici che parlano tra loro:

“Ah, oggi ne ho sentita una bellissima sul Politburo”.
“E come fa?”.
“Fa tre anni e sei mesi di Siberia”.

Raffinatezze russe, mentre nella Germania dell’Est si andava più terra-terra e fa ridere la storiella di Honecker che ordina di costruire una passerella sul lago per mostrare al suo popolo che sa camminare sulle acque. I tedeschi guardano la scena e commentano:

“Pensa come siamo messi, abbiamo un Segretario Generale che non sa nemmeno nuotare”.

Ora, diciamolo: non sono più i tempi adolescenti e belluini in cui si credeva che “una risata vi seppellirà”, però è innegabile che la risata contro il potere rimane un gesto eversivo. Persino quando la fa il potere stesso: perché sarà vero che l’aperto sghignazzo di Merkel e Sarkozy in faccia a Silvio buananima (ottobre 2011, memorabile) non era satira, però che l’abbiano seppellito non c’è dubbio.

Ma sia come sia, quello che viene dal basso, dalla pancia dolente delle persone qualunque, cittadini trasformati in sudditi, è un ridere amaro e strafottente, sempre al confine tra la satira e l’insulto, tra il sarcasmo e l’ironia, e del “buongusto” e del “politicamente corretto” ama fottersene alla grande.

Certo si può vietare la satira con le cattive o con le buone (blandendola, levandole il detonatore del coraggio, o della volgarità, o del cattivo gusto, o della sgradevolezza, insomma, ammaestrandola, rendendola digeribile), ma non ce se ne libererà mai veramente. Nemmeno nei casi più gravi, come dice la vecchia storiella russa dei due amici dissidenti:

“Senti, ho un brutto presentimento. Facciamo così, se mi deportano in Siberia io ti scrivo. Se scrivo con inchiostro nero è tutto vero, se scrivo con inchiostro rosso vuol dire che mi controllano e non devi credere a quello che dico, ok?”
“Ok”
Mesi dopo l’amico riceve una lettera dalla Siberia
“Caro Boris, ti scrivo finalmente dalla mia nuova casa. Qui è tutto bellissimo, si mangia bene, le ragazze sono gentili, un vero paradiso. Solo un piccolo difetto: non vendano inchiostro rosso”.

Ecco, siamo in un periodo in cui l’inchiostro rosso è meglio tenerselo stretto, e anche se il dibattito su quanto è sgradevole e scorretta la satira lo sentiamo dai tempi delle piramidi è bene dirlo ancora: trattasi di luogo libero, così libero che non c’è nulla su cui non si possa ridere, specie se potente. Corpi santi non ce n’è, spiacenti, né petto né coscia.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Siamo talmente liberi,che l’unico più famoso rimasto della satira contemporanea televisiva,dopo una certa emarginazione su La7 ora è andato su Discovery mi pare,così tanto per ridurre ancor di più la nicchia di spettatori che lo possano seguire.

E dopo tutte le gaffe,da impreparata allo sbaraglio della Ministra in giro per l’Italia,detta anche l’intoccabile dalle parti pidine,c’è stata una insurrezione mediatica per un paio di cosce al vento,particolare che lo stesso giornale ha riportato il giorno dopo con l’immagine in cui la ministra era beatamente scosciata in foto,sempre che la Boldrini possa tollerare la libertà di mostrarle.

Senza riflettere quanto sia esteticamente notevole la signora delle riforme,e nello stesso tempo nettamente in contrasto con il disordine di idee che sta seminando.

A questo punto e fortunatamente,anzichè il rogo per Mannelli della santa inquisizione mediatica,abbiano chiesto solo il fine rapporto professionale con l’artista,e dalle parti del Fq la risposta è stata giustamente una colossale pernacchia.

Nous sommes Riccardo Mannelli

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 12 agosto 2016

Maria Elena Boschi:Se questa è una vignetta maschilista,siamo fuori da ogni logica democratica

























Come prendere lucciole per lanterne,se questa vignetta ha suscitato tanto scalpore sino ad arrivare al monito della terza carica dello Stato,denunciando la solita litania sul maschilismo,davvero stiamo vivendo in un paese che ha perso qualsiasi principio di critica e pluralità d'opinione.

Il Fatto quotidiano oggi ha pubblicato la posa recente della Ministra da cui ha preso spunto la vignetta,in uno dei tanti dibattiti che sta esercitando su tutta la penisola,e proprio in virtù della sua dichiarazione,che chi è contro questa riforma costituzionale-elettorale,è contro il lavoro del parlamento,omettendo colpevolmente che il medesimo è composto da un governo e da una opposizione,e il lavoro va rispettato di entrambi.

Riassumendo per chi è duro di comprendonio,la vignetta è stata la reazione della posa della Ministra,pubblicata dal giornale stamattina e soprattutto dalla sua affermazione-provocazione,tutto ciò se vogliamo ancora possedere un minimo di democrazia in questo paese.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 11 agosto 2016

L'app delle cavolate di Renzi,sa dove se la può appendere?














Non ricevi sms da Matteo e non sei nessuno? Ora c’è un’app, abbonati!

di Alessandro Robecchi

Insomma, ora viene fuori che se non hai ricevuto un sms da Matteo Renzi non sei nessuno, che ci stai a fare al mondo? Sono così ambìti, i messaggini di Matteo, che le compagnie telefoniche cominciano a inserirli nelle offerte commerciali: 400 sms verso tutti e dodici da Matteo Renzi. Campionesse di scherma, autotrasportatori, suore, calciatori fino ai semipro, turnisti notturni del Pd, comitati per il Sì, industriali, attori e raccattapalle dei tornei di tennis, non c’è categoria che sia al riparo dal messaggino del premier. Ormai è un genere letterario, gli storici ci andranno a nozze. Ma si tratta di una straordinaria occasione per il Paese, e dunque va organizzata con qualche regola.

Le prove – Non basta dire: Matteo mi ha scritto un messaggino. Bisogna evitare le vanterie e mostrare la schermata, anche se sono 27 schermate, perché il ragazzo si è fatto prendere la mano. Nei casi più gravi (sopra i 5.000 messaggini) si può acquistare un hard disc esterno che può contenere fino a un Terabyte di sms di Matteo Renzi (sconti nei negozi convenzionati per gli abbonati alla Leopolda).

Le quotazioni – I messaggi più rari sono quelli in cui Renzi ha sbagliato numero. Sotheby’s ha battuto l’altro giorno un rarissimo sms del premier alla cancelliera Merkel. Testo: “Un ce la mandiamo più Maria Elena in tivù, che l’è un disastro”, evidentemente scritto per qualcun altro. Storico il caso dell’sms di Matteo esposto al Louvre: “Oggi grande partita! Quando vieni a giocà a Firenze?”, inviato per errore a Giorgio Napolitano, che subito ha prenotato un treno per raggiungere gli allenamenti.

Meno quotati gli sms di complimenti: bravo qui, bravo là, il solito trucchetto per prendersi di riflesso un po’ di applausi e simpatia nella speranza che il destinatario li renda noti. Più interessanti quelli di incoraggiamento come il messaggio al generale Cadorna alla vigilia di Caporetto: “Vai tranquillo Luigi, domani sarà una passeggiata”.

I servizi – Febbrilmente concentrato sulla ripartenza del paese, Matteo Renzi sta pensando a un servizio a pagamento. Abbonandoti on line potrai ricevere sms per ogni bisogno e circostanza. Basterà accedere alla app dal telefonino e avrai un messaggio privato del premier, cose come: “Non facciamo i timidi, se è il primo appuntamento io metterei la gonna”. Oppure: “Ne hai già bevuti otto, forse è meglio che ti fermi e che non ti metti a guidare”. A richiesta (ma la tariffa aumenta) si può chiedere a Matteo Renzi di mandare sms al posto nostro, tipo “Buongiorno, sono Matteo Renzi, dice Gino che per quei cento euro che le deve dovrà aspettare ancora un po’”. Utile.

Convenzioni – Tutte le aziende possono usufruire del servizio, una volta stipulata una convenzione. Quando sono pronte le camicie in lavanderia sarai avvertito da un sms del Presidente del Consiglio, lo stesso per il meccanico quando è pronta la macchina. Uno speciale accordo con le banche permetterà a Matteo Renzi di inviarti un sms quando ti arriva un bonifico (“Visto? #Italiariparte!”). Quando compilate dei moduli e arrivate alla parte sulla privacy ricordatevi di barrare la casella che dice: Sì, desidero ricevere sms da Matteo Renzi, anche con proposte commerciali.

Tecnologia – Così come Mussolini riceveva 1.500 lettere al giorno (e si vantava di rispondere, anzi, aveva inventato un ministero apposta), Matteo Renzi potrebbe mandare, dicono i programmatori, almeno 15.000 sms all’ora. Questo contempla un adeguamento della tecnologia per evitare spiacevoli incidenti nella generazione automatica dei numeri, e qualche incidente c’è già stato. L’anno scorso, 1.700 pastori nepalesi hanno ricevuto un messaggino con scritto: “Mi raccomando, mettiamo la fiducia e anche stavolta li freghiamo così”. E fu notevole lo sconcerto dei funzionari del ministero delle Infrastrutture quando lessero un sms di questo tenore: “Uff, che palle, viene anche Lotti, ce l’hai un’amica carina?”.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Vedo i programmi Rai raramente,che dovrei pagare un canone in rapporto di qualche eurino,con la presa del toscano che si è realizzata in queste ultime settimane,dall’eurino ho idea che diventerebbe qualche centesimo l’obolo.

Con tutto ciò pensi come potrei scaricare l’app dell’egocentrico arrampicatore,questo arraffa tutto ciò che può con famiglia incorporata.

No grazie,anche se dovessi avere uno sconto sul prossimo smartphone da acquistare,tramite una possibile concessione governativa con l’app già installata e con l’impossibilità della disinstallazione della medesima,preferirei senza ombra di dubbio sceglierne uno a prezzo pieno,figuriamoci se pagherei il toscano per le minchiate che invia.

L’app se l’appenda dove potreste immaginare tutti quanti!

I.S.

iserentha@yahoo.it

martedì 9 agosto 2016

La democratura sempre più reale dopo l'occupazione Rai


















L'aria che respiriamo

di Alessandro Gilioli

Accade in Italia - nei giorni agostani di sole, vacanze e Olimpiadi - che un'autrice e conduttrice radiofonica della Rai spieghi su Facebook che quest'anno le hanno cambiato le regole di ingaggio: imponendole zero battute su Renzi, zero politica, zero imitazioni.

Accade che la Rai non possa credibilmente smentire il divieto, anche perché ne ha imprudentemente lasciato tracce. Insomma è tutto vero, oltre ogni possibile dubbio.

Accade il giorno dopo che questo fatto incontestato e incontestabile - il servizio pubblico che impone il divieto di satira sul capo del governo e sulla politica - sia ignorato dalla maggioranza dei media; e che un bene comune, un bene che dovrebbe essere trasversalmente prezioso per ogni schieramento - la libertà, il non asservimento del servizio pubblico al governante di turno - sia derubricato a questione di partito, se non di corrente.

Non so che cosa accadrebbe in Gran Bretagna se la stessa cosa accadesse a un comico della Bbc: ma non credo di mitizzare troppo la cultura anglosassone se ipotizzo che la questione sarebbe diventata in breve il tema politico dell'estate, e non per un giorno. Non credo di sbagliare nel credere che avrebbe acceso un dibattito ampio, coinvolgendo le maggiori testate, il Parlamento, lo stesso premier.

Da noi no. Da noi è il solito piccolo derby stanco, con l'aggravante canicolare. E altre miserie ancora: gli attacchi personali alla conduttrice, le irrisioni tipo "se c'è una dittatura andate a far la Resistenza in montagna invece di starvene al mare", la iattanza di chi ridicolizza la questione a fatto personale o di reddito e non vede - anzi finge di non vedere - il cuore del problema: il servizio pubblico che impone zero satira sul capo del governo, insomma il contrario di quanto avviene in ogni paese libero, dalla Francia agli Stati Uniti.

Del resto, anche sul caso di Bianca Berlinguer erano riusciti a far deragliare il dibattito, attaccando la direttrice che "voleva restare tale a vita come se fosse un diritto acquisito": quando invece, con ogni evidenza, il problema non era e non è la carriera giornalistica di Bianca Berlinguer, ma il fatto che una rete pubblica non abbastanza schierata con il governo e con il suo referendum sia stata modificata ai vertici per ottenere una rete pubblica più schierata con il governo e con il suo referendum.

Ieri, sulla questione Rai-Fornario, una delle questioni più discusse era la responsabilità o la non-responsabilità del premier. In altre parole, "Renzi non c'entra", hanno detto i suoi supporter più aggrappati ai vetri.

Il che è probabilmente vero, in senso tecnico: dubito anch'io che Renzi abbia personalmente imposto l'ukaze che ha censurato una trasmissioni radiofonica minore. È abbastanza intuibile.

Il problema è che ad averlo fatto sono stati dirigenti messi ai quei posti da Renzi (o anche lì da prima, ma rapidamente convertiti al vincitore). I quali a Renzi e al suo inner circle sono graditi. E da Renzi e dal suo inner circle sono premiati.

Ed è proprio così che si crea un clima, un'omologazione: servilismo da parte di chi ha ruoli dirigenziali nei media e apprezzamento del servilismo da parte del governo. Anzi, qualcosa di più del semplice apprezzamento: se un direttore di tg non omologato all'esecutivo viene fatto fuori, il messaggio a tutti gli altri dirigenti è chiaro. Su come devono comportarsi, cosa devono fare, chi devono imbrigliare.

Non c'è insomma nessun bisogno di ipotizzare un interessamento diretto di Renzi per vedere le responsabilità oggettive della politica nel divieto di satira sulla radio.

E queste responsabilità potrebbero venire meno solo con un intervento forte e pubblico dello stesso governo a difesa della libertà di satira. E con il contestuale allontanamento dei dirigenti di cui vengono accertate le respinsabilità nel caso in questione.

Solo un gesto così cambierebbe il clima, lo rovescerebbe. A favore della libertà anziché dell'omologazione, del servilismo, della censura o autocensura. Dubito molto che quel gesto arrivi. E mi dispiace, perché considero la libertà un bene più prezioso del derby pro o contro Renzi.

Ah, a proposito di clima.

Ieri con Francesca Fornario mi sono brevemente sentito al telefono, nel pieno del casino scoppiato dopo il suo post su Fb. Le ho suggerito di stare soprattutto attenta, in ogni intervento pubblico, a non fare la vittima, a non sembrare arrabbiata, a evitare ogni rischio di iperbole. A non parlare di "regime" e a usare con estrema parsimonia perfino la parola "censura". Perché poi ti sfottono, ti dicono che non sei in una cella turca ma al comodo di un appartamento a Roma, ironizzano sul fatto che non sei abbastanza povera per piangere.

Perché questo è il clima, oggi: blame the victim. Che poi è il modo migliore per deligittimare le critiche. Caricaturarle. Ridicolizzarle. Definire "furiosi", "estremisti" e (immancabilmente) "grillini" quelli che osano criticare: anche se lo fanno con il sorriso, o con il ragionamento, o semplicemente con la cronaca dei dati di realtà.

E anche questo è tema che meriterebbe una riflessione, se fossimo un Paese civile, Renzi o non Renzi.

L'aria che respiriamo, insomma: piú importante di qualsiasi maggioranza di governo.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Questo clima odioso da full immersion nella democratura che stiamo vivendo,a me pare sempre di più intollerabile,e sa cosa me ne può fregare se c'è il pestaggio mediatico su chicchessia non fa parte del coro tendente al bavoso verso un premier che non ha votato nessuno,perlomeno in cabina elettorale prendendosi la maggioranza dei voti.

Siamo usciti da un ventennio di caimano con gli yesmen che si sono adeguati al nuovo corso, e se gli elettori come sospetto si sono adeguati,e continueranno ad adeguarsi, come si dice da tempo "il tutto va bene madama la marchesa",sarà il nauseabondo ritornello di un'Italia irrecuperabile.

E aggiungerei "che glielo dice a fare",questo si merita

I.S.

iserentha@yahoo.it

Il testosterone multitasking di Renzi a Rio













L’uomo-sandwich di Palazzo Chigi

di Alessandro Robecchi

La pubblicità è l’anima del commercio, il testimonial è l’anima della pubblicità, ma se cercate l’anima del Testimonial siete nel posto sbagliato.

E non c’è oggi in Italia un testimonial più multitasking di lui, Matteo Renzi, che assomma a sé tre cariche importanti: segretario del Pd, Presidente del Consiglio e uomo-sandwich. Olimpiadi? Direzione di partito? Consiglio dei ministri? Tranquilli, lo spot c’è sempre, il brand è esibito, il consiglio all’investimento puntuale. A Rio, giovedì scorso, ha fatto un bel discorsetto benedicendo Pirelli (restauro del Cristo Redentore) e poi facendo i complimenti a Armani (belle le divise), non c’è riunione pubblica in cui non lo si veda maneggiare l’iPhone come un adolescente inquieto. O gioca alla Playstation, o sale sulla nuova Giulia. E poi gelati, macchine per palestra, piumini d’oca, titoli azionari, elicotteri, rubinetti. Manca solo il tonno che si taglia con un grissino e la pasta per dentiere, e poi siamo dalle parti del Testimonial totale.

Come un Fabrizio Corona che si scapicolla da una gelateria di Sondrio a una discoteca di Cefalù, anche Renzi accorre qui e là in veste di sponsor ambulante.

Eataly fu il primo segnale, e del resto è amore antico: quando la direzione del Pd si riunisce a Firenze (gennaio 2014) in un tripudio di nuovismo finalmente trionfante in bicicletta (non c’era ancora il megajet), la grande innovazione è il pranzo al sacco di Eataly (tra l’altro: se andavano al ristorante risparmiavano), cosa che tutti notano, scrivono, riprendono e commentano in pensosi corsivi. Il premier smart mangia i panini! Fico! E poi inaugurazioni con tanto di marchio alle spalle, tipo i calciatori nelle interviste. Farinetti ospite fisso alle Leopolde e Renzi che sostiene il brand, un’affinità elettiva conclamata. Farinetti è uno che fa ispirate lezioni dicendo cose tipo: se pensi di trovare parcheggio e sei positivo lo troverai, un ottimismo a metà tra il mesmerismo e il Mago di Oz che è lo stesso di Renzi. Altra affinità tra azienda e testimonial: la prima ha avuto un grosso appalto Expo senza gara, il secondo ha avuto un grosso governo senza elezioni.

Più spesso le aziende servono per agili metafore, subito ricambiate Nel dicembre del 2014 il setFatto 080816dentro era una direzione nazionale Pd e Renzi faceva l’elogio di Moncler. Il capo dei piumini, Remo Ruffini, rispondeva compiaciuto del parallelo fatto dal premier tra una ditta di giacche a vento e un paese di sessanta milioni di persone: “Sì, l’Italia dovrebbe stare vicino al cliente e creare valore”. Urca! Un programma politico, insomma, o aziendale, che negli anni dell’era renzista fa lo stesso.

A volte il Testimonial fa lo spiritoso. Tipo quando l’Economist lo disegnò in copertina con la Ue che cola a picco e lui che mangia il gelato (agosto 2014). Vade retro, è un gelato confezionato, vergogna. Mentre Lui, il testimonial è per i sani valori contadini, l’alto artigianato, i pistacchi allevati a uno a uno. Insomma, fece arrivare un carretto di Grom nel cortile di palazzo Chigi per farsi fotografare ottimista (ci mancherebbe!) e con un cono “vero”. Del resto Guido Martinetti, patron di Grom, la sua leccatina al gelato l’aveva già data: con Renzi “c’è un linguaggio comune, la stessa velocità, la voglia di andare incontro a nuove strade”. Apperò!

E dunque il testimonial si è mangiato il gelato, ma non è stato l’unico, perché un annetto dopo il gelato di Grom se l’è mangiato la Unilever, multinazionale planetaria, il gelato alle mandorle superlusso allevate con amore lo trovate al supermercato e addio al made in Italy dello spot.

Pazienza, mica tutto può andare sempre liscio, anzi, a volte si scivola di brutto. Tipo il dispiegarsi di amorosi sensi per Marchionne. Il Testimonial adora l’azienda, l’azienda adora il Testimonial, il talento italiano non si discute, anche se di italiano c’è rimasto poco, tra sedi legali e sedi fiscali tra Olanda e Gran Bretagna e ora anche la Exxor che scappa. Insomma, l’Italia è un posto bellissimo, ma non ci terrei la cassaforte, ecco. #Italiariparte, e gli Agnelli prima di tutti: ciao ciao, e il Testimonial ricorda un po’ il Gassman de I soliti ignoti: “M’hanno rimasto solo, ‘sti quattro cornuti”

Eppure l’amore non muore, e anzi il testimonial esagera: il giorno della quotazione Ferrari (gennaio 2015) dice che il titolo appena quotato è “una straordinaria occasione per gli investitori”, anche se poi , in quaranta giorni, perdeva circa il venti per cento. Ops. E anche ora che si è un po’ ripreso sta due punti sotto la quotazione iniziale, non esattamente un investimento “straordinario”. E del resto, un Testimonial così impegnato non può azzeccare sempre il prodotto vincente: consigliare di investire in azioni del Monte Paschi a gennaio di quest’anno era un po’ come consigliare la stricnina come digestivo, e lui l’ha fatto. Comprereste un’auto usata da quest’uomo? Boh, ma sulle azioni di una banca ci penserei due volte.

Ma se l’ottimismo non arriva da solo come nella Weltanschauung renzista e nelle favolette morali di Farinetti, porca miseria, non restano che gli amici. E qui il taglio di nastri diventa apoteosi, il testimonial ce la mette tutta. Eccolo da Technogym (foto su tapis roulant con maglietta aziendale) dell’amico e finanziatore Nerio Alessandri. E poi la Sitael di Bari, che non è un brand noto né un settore glamour (aviazione e aerospazio), per dire come al solito che c’è un’Italia fichissima che funziona, e questo pezzettino qui è del suo amico Vito Pertosa che è un Leopoldo della prima ora, di cui Renzi ha visitato anche un altro sito, la MerMec di Monopoli, insomma, nel caso Bi-testimonial, che fatica. A Napoli, cercando di evitare le defatiganti passeggiate all’aperto, va alla K4A (elicotteri leggeri) di Dario Scaletta, altro amico suo, uno che i rumors volevano renzianamente indicato come sindaco di Napoli. E poi, per dire, la Ads, altra eccellenza e altri amiconi: ad attenderlo c’è Chicco Testa che siede nel Cda e si era già seduto a qualche Leopolda antemarcia.

Insomma, il Testimonial non si lascia scappare nessuna occasione, specie se si tratta di amici, partner, finanziatori di fondazioni e kermesse. Ecco, questa appartenenza aiuta, i compari sono sempre i compari, ma per il resto non c’è grande criterio nella scelta dei prodotti che il Testimonial maneggia. O forse sì, ed è la pubblicità con ritorno politico. Come quando (settembre 2014) per snobbare la finanza dei soliti noti al forum Ambrosetti disse che lui va dove si produce (sottotesto: mica dai torbidi finanzieri!) ed eccolo alle Rubinetterie Bresciane, anche lì però coi soliti noti: i Bonomi padroni dei rubinetti, e il capo in testa di Confindustria Giorgio Squinzi.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Lo possiamo considerare la "magnifica" punta dell'iceberg del sistema paese,la marchetta double face che se non fai parte della cricca,gli amici degli amici,non produci e non vendi,e se ti va bene rimani di nicchia,ecco perchè in Italia se sei fuori dal famoso detto,che una mano lava l'altra e tutte e due possono sciacquare la faccia,a voglia ad essere più competitivo sul mercato.

Certamente gli sms da stalker alla povera Fiamingo,messa sotto pressione nella finale spada a Rio,quelli sono serviti allo scopo contrario,anche perchè su cinque incontri nel passato con la spadista ungherese,l'italiana ne aveva già vinti quattro.

Ma si sa la vetrina brasiliana per rifletterla nella candidatura a Roma 2024,ha fatto si che il testosterone toscano con scappellamento multitasking,toccasse punte quasi mai viste,e con l'attuale prima cittadina capitolina sarà un bel match.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 4 agosto 2016

Una estate politica sugli abissi marini ma non solo

















Che noia questa estate del sommergibile. Per fortuna c’è la destra

di Alessandro Robecchi

Ora che Matteo Renzi ha inaugurato la “strategia del sommergibile”, cioè rendersi invisibile perché se si avvicina troppo al referendum convince gli italiani a votare No, tipo un Re Mida all’incontrario, l’estate italiana perde uno dei suoi tormentoni preferiti, il finto nuovo all’assalto del vero vecchio. Insomma, indietro i soldi, lo spettacolo è noioso, il film brutto e gli attori sembrano proprio cani. Per dirla semplice siamo in ritardo: nell’estate italiana del 2016 manca tutto: la canzoncina canticchiata urbi et orbi, il delitto dell’estate, persino il ritornello dei “gufi”, abbandonato perché evidentemente porta sfiga (sostituito da un più colto “apocalittici”, apperò!). In più, si sperava in un’estate fremente di dibattito sul Sì, sul No, sullo scontro fine-di-mondo del referendum, e invece tutto viene rimandato, perché pare che si voterà a novembre, permettendo al populista di Rignano sull’Arno di regalare qualcosa a quasi tutti con la legge di stabilità, tentando di comprarsi il voto al referendum coi soldi nostri. I testimoni di Matteo con i loro opuscoli sotto il braccio che dovevano citofonare agli italiani (“Guardi che tramonto! Chi l’ha creato secondo lei? Matteo!”) non si sono visti e forse non si vedranno, con grave danno per la commedia all’italiana. Certo, qualche tentativo di vivacizzare c’è, tipo la nomina dei direttori dei Tg, ma non sono cose che scaldano i cuori.

Così lo spettacolino estivo viene dalla destra: Parisi incaricato di crearne una più liberale (e dagli!) e moderna (uff!), il che contempla la speranza di liberarsi di Salvini Matteo, quello dalle molte cazzate e dai pochi voti. Ma siamo sempre lì, con il capo del Ku Klux Klan che mette i dischi in spiaggia a Milano Marittima siamo ancora all’avanspettacolo, e allo spettacolo vero non si arriva mai. E del resto si sa: per fare buon cinema serve la star, e le pellicole fatte solo coi caratteristi non convincono mai. Allora si prova con le vecchie glorie e i campioni del passato, che quando la gente li vede e li sente parlare dice: ah, ma toh!, ma questo è ancora vivo? Il dibattito è sempre lo stesso: fare qualcosa di nuovo dove però “Il leader è sempre Berlusconi”, che è come costruire una splendida fuoriserie superaccessoriata con le ruote di pietra come ne Gli Antenati. E vabbè. Per dare voce alle due anime – quella nuovista con Parisi e guida spirituale il vecchio Silvio e quella mesozoica con finanziatore il vecchio Silvio – si corre così a intervistare antichi campioni. Matteoli, per dire, uno che sta in Parlamento da quando c’erano le Signorie, o l’astuto Gasparri che ha un modo tutto suo di chiedere l’unità del centro-destra: “Ci servono anche quelli che fanno i rutti a tavola”. Ah, ecco, Alvaro Vitali gli fa una pippa. Tra quelli che spingono la corsa di Parisi, si legge con un certo sconcerto, ci sono talenti come Prestigiacomo Tajani e Micciché, che è un po’ come sperare di rilanciare la musica italiana con Mario Tessuto e Nico Fidenco. Tra chi frena, invece, ecco Romani e Toti, gente che starebbe in panchina anche durante scapoli-ammogliati.

Che noia, insomma: a sinistra (?) si posano i lanciafiamme e si applica il vecchio consiglio manzoniano del “troncare e sopire” nella speranza che un po’ di low profile faccia dimenticare l’arroganza; a destra (?) si discute su come restare berlusconiani facendo un degno funerale al povero Silvio. Niente guizzi, niente rivoluzioni, più che #italiariparte sembra #italiainletargo, dove tutto viene rimandato a dopo il referendum, che è rimandato anche lui a quando più sarà comodo a Matteo. La furiosa estate che ci avevano promesso non c’è, non si vede, il governo fermo e immobile sembra uno di quei governi balneari della prima Repubblica che Forlani, al confronto, sembrerebbe un indemoniato.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Se è pur vero che le nomine dei Tg Rai non scaldano i cuori,sono tra coloro che paga il canone e non vede mai la Tv di Stato,e se è possibile me ne allontanerò ancora di più,poichè si è completata integralmente la occupazione renziana in tutte le reti,e con il biscione amico,aggiungendo il 99% della carta stampata alla politica di Renzi-Boschi-Verdini,il regime è servito con un bel fiocchetto che fa bella figura.

La destra gliela lascio agli affezionati,era pessima ai bei tempi delle cene eleganti,figuriamoci ora con le mummie o la riproposta degli zombie.

A ognuno il passatempo che preferisce,almeno ci si distrae dalla attuale pochezza politica.

P.s.

Io avrei accennato anche al fuoco di fila degli house organ del rignanese,sui continui sputtanamenti,veri o presunti che siano delle novelle Sindache di Roma e Torino,ma su cui chi è in fondo al mare da luglio conta moltissimo,quante cazzate e tutte le responsabilità di questo mondo gli stanno addebitando,dopo aver mangiato e digerito le gesta della casta in tutto il suo splendore...

I.S.

iserentha@yahoo.it

martedì 2 agosto 2016

#NonPagoPerLaCasta:Stop alle assicurazioni dei parlamentari









di Riccardo Fraccaro

Non bastano gli stipendi a doppia cifra che paghiamo agli onorevoli ogni mese.
Non bastano i milioni di euro che si intascano i partiti ogni anno. I cittadini italiani pagano ai deputati pure l'assicurazione. Ma non parliamo della classica assicurazione sugli infortuni sul lavoro, quella che vale per tutti i lavoratori, tutti noi paghiamo agli “onorevoli” un’assicurazione per morte, malattia e infortuni che scatta anche in caso di (attenzione, durante la lettura potreste essere colti da improvvisi e violenti attacchi di risa e/o di ira furibonda):

- asfissia, l'avvelenamento, le intossicazioni e/o le conseguenze prodotte da inspirazione e/o indigestione e/o assorbimento e/o contatto di gas c/o vapori e/o orazione;
- punture e morsi di animali;
- malattie tropicali (compresa la malaria) e il carbonchio;
- affogamento ed embolia per pressione d'acqua;
- conseguenze di sforzi e/o movimenti propri;
- ernie addominali di causa fortuita, violenta ed estrema. Limitatamente al caso di invalidità permanente, con l'intesa che, qualora l'ernia, anche se bilaterale, risulti obiettivamente non operabile, verrà corrisposto solamente un indennizzo non superiore al 10% della somma assicurata per il caso di invalidità permanente totale;
- quelli (infortuni, ndr) conseguenti ad escursioni in montagna senza scalate di rocce o accesso a ghiacciai;
- conseguenze fisiche di operazioni chirurgiche e di altre rese necessarie da infortunio;
- quelli derivanti da colpi di sole o di calore, da assideramento o dagli altri effetti della temperatura, nonché da fulmine, scariche elettriche, grandine e vento;
- quelli derivanti da calamità naturali quali ad esempio: movimenti tellurici, terremoto, bradisismo, inondazioni, alluvioni ed eruzioni vulcaniche e quelli che avvengono in aree sinistrate;
- quelli subiti in stato di ebbrezza, malore o di incoscienza;
- quelli subiti in occasione di arenamento, affondamento o naufragio del mezzo di trasporto, o di evento catastrofale, anche in quei casi in cui tali avvenimenti non siano la causa diretta dell'infortunio ma, in conseguenza della zona, del clima o di altre situazioni concomitanti, l'Assicurato si trovi in condizioni tali da subire le lesioni permanenti;
- quelli subiti in occasione di insurrezione, sommosse, tumulti popolari, rappresaglie faziose, legittima difesa e atti di solidarietà umana, aggressioni, atti vandalici e dolosi, terrorismo, atti di violenza anche se conseguenti a fatti di carattere politico e/o sociale e/o sindacale, rapina, tentata rapina, sequestro di persona, sabotaggio e dirottamento anche di aeromobili;
- quelli imputabili a colpa grave dell'Assicurato stesso o del beneficiario

Per tutti questi casi, scuciamo di tasca nostra 350 mila euro ogni anno mentre ci tagliano i fondi alla sanità, chiudono gli ospedali, aumentano i costi per i servizi sanitari e dobbiamo pure pagargli l'assicurazione se prendono un colpo di sole ai caraibi. Un privilegio insopportabile
I deputati si paghino di tasca propria l'assicurazione sulla vita, visto che al contrario della stragrande maggioranza dei cittadini se la possono permettere. Siamo alle solite: pensano solo a se stessi e se ne fregano dei cittadini e delle loro necessità. Abbiamo presentato un ordine del giorno al bilancio della camera per abolire questo privilegio.
La casta resiste, ma noi siamo più forti. Se non volete pagare i loro privilegi fatevi sentire: mandate il vostro messaggio su twitter con l'hashtag #NonPagoPerLaCasta.

DA BEPPEGRILLO.IT

L'io so io e voi non siete un c..zo è e sarà sempre attuale per questa casta stracciona,c'è da fare attenzione alle prossime mosse,oltre il referendum avendo occupato tutte i canali Rai e con le reti smediaset amiche solo sulle ragioni del si,sennò il biscione andrà sempre di più in malora,vorranno repentinamente cambiare la legge elettorale,altrimenti tutti i loro privilegi e la trippa per gatti finiranno.

Ivo Serenthà

02.08.16 22:32|