mercoledì 14 giugno 2017

Il ritorno della ideologia fascio-neo nazista

















Fasci, neonazi, svastiche: il maiale in cucina ha iniziato a puzzare

di Alessandro Robecchi

Colpo di scena, tutti stupiti che ci sia ancora la destra. Grandi oh! di sorpresa, analisi messe su in fretta e furia per spiegare il contrario di quello che si era spiegato fino al giorno prima. Questo ci ricorda due cosette da nulla: la prima, il blocco sociale della destra c’è, esiste, non se n’è mai andato. La seconda, i voti di destra che Matteo Renzi aveva programmaticamente detto di voler attrarre (testuale: “Se con i nostri voti abbiamo non vinto, per vincere davvero i voti li andiamo a cercare di là”) non sono arrivati, non arrivano mai, preferiscono l’originale, seppur sbiadito, alla copia, com’era prevedibile (e come si è ripetuto fino alla nausea, avendone sempre in cambio sberleffi e contumelie, vabbé).

La mucca in corridoio di Bersani ora è una mandria, difficile non vederla. E in più, per restare alla metafora, c’è qualche maiale in cucina.

Tipo gli eletti di Casa Pound, per dire, o la lista Fasci Italiani del Lavoro che prende il 10 per cento in un paesino vicino a Mantova con tale Fiamma Nerini, 20 anni, ragioniera. Consiglio un viaggetto tra le pagine Facebook sue (ma ora le ha chiuse), del padre Claudio Negrini, fondatore del movimento, e del movimento stesso, posti dove si festeggia la presa di Addis Abeba, per dire dell’aderenza al presente e dell’odore di olio di ricino.

Come sia possibile che l’immagine di un fascio littorio compaia su un simbolo elettorale, venga stampato su una scheda e addirittura votato da 334 persone che nel caldo afoso della bassa hanno scelto una granita alla merda, è una cosa che dovrebbe spiegarci il ministero degli Interni. Si vede che la battaglia per il decoro non è ancora arrivata alle schede elettorali e si limita ai diseredati.

Naturalmente si può minimizzare, archiviare tutto come marginalità folkloristica, cavarsela con l’irrisione della macchietta, sorridere davanti alle cartoline del Ventennio, cose che in effetti qualche risata la strappano. E però i segnali si moltiplicano, le barzellette in orbace si affacciano alle cronache sempre più spesso, al punto che passa la voglia di sghignazzare. La torta con la svastica con cui Casapound di Lodi ha festeggiato il compleanno di un suo dirigente è piuttosto indicativa. Risultano le allarmate proteste delle comunità ebraiche italiane e poco altro, come se ci si trovasse al cospetto di un cretino che si veste da Uomo Ragno o una goliardia da gente che ha studiato poco. Insomma, si lascia correre (non risulta sia arrivata la polizia, ecco). A Roma, i cartelli contro i negozi stranieri affissi dai bellimbusti di Azione Frontale (urca!) sono passati via come una bravata. Anche lì non risultano retate. A Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, un manipolo di

Lealtà Azione ha pensato bene di andare al Cimitero Maggiore a fare il saluto romano ai camerati defunti. Gli stessi che qualche giorno dopo hanno partecipato a un’iniziativa (contro la pedofilia, andiamo, chi non è contro?) che ha ottenuto il patrocinio del municipio 7 della città. Dunque, ci è toccato pure vedere il logo dei filonazi accanto a quello del Comune, che si è poi fortunatamente – e dopo molte proteste – dissociato. E questo senza contare i periodici spettacolini con labari e gagliardetti, o i concerti dove si canta di difesa della razza.

Si sa che i paragoni storici valgono quello che valgono, l’Italia non è Weimar, una ragioniera della pianura mantovana non è un pittore austriaco coi baffetti da pirla, quelli che tagliano la torta con scritto Sieg Heil! non invaderanno la Polonia, d’accordo. Però si sappia che il virus è in circolo, che quotidianamente si infrange la legge inneggiando alle peggiori pagine della nostra storia, e che chiudere un occhio, anche due in certe occasioni, non ha frenato il fenomeno. Che il maiale in cucina, insomma, puzza un bel po’.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Ma lo sa anche lei immagino,come mai quel virus si diffonde,tra l’Europa della banche che lascia a se stesse famiglie,precari e disoccupati.
In aggiunta l’ondata migratoria che peggiorerà la guerra tra poveri,sempre con l’Europa che se ne fotte,dando i 35 eurini a Italia e Grecia,che aiutano perlopiù affaristi e criminalità organizzata.

La storia si ripete ciclicamente,con delle novità legate ai tempi.

Sarà mica tutto organizzato per caso…?

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 8 giugno 2017

Il turbo trasformismo del Pd














Venghino signori! Comincia lo show del compagno Renzi

di Alessandro Robecchi

La parrucca canuta e la barba finta sono già state consegnate a Ringnano sull’Arno, pronte per l’uso. Nel caso clamoroso che Jeremy Corbyn riesca nell’impresa di vincere le elezioni inglesi, Matteo Renzi è pronto a trasformarsi nel Corbyn italiano, dopo essere stato il Valls italiano, l’Obama italiano, il Marcon italiano e altro ancora. Già si affacciano timidamente su twitter i primi segnali della nuova trasformazione, per ora soltanto sottoforma di esternazioni “simpatiche” di portavoce ed esperti di comunicazione (!). Non che stupisca la coerenza ad assetto variabile: sono passati solo due anni (elezioni inglesi del 2015) da quando gli stessi strateghi renzisti spiegavano la sconfitta del timidissimo e conservatorissimo candidato Labour Miliband con un esilarante: “ha perso perché troppo di sinistra”. Ora che Corbyn (che è di sinistra davvero) rischia di vincere, o comunque di prendere più voti del suo predecessore, ecco in rampa di lancio il nuovo travestimento. Il vocabolario politico andrebbe aggiornato: più che trasformismo, qui si tratta di applicare la dottrina Fregoli: più cambi d’abito in pochi minuti.

Dai vapori delle strategie elettorali che scaldano i motori comincia a distinguersi un vecchio, caro ritornello, una cosa che si è conficcata nelle orecchie degli italiani come quelle canzoncine pop che ci allietano l’estate e che fischiettiamo anche se ci sembra di non averle mai ascoltate davvero. Insomma, ecco che s’avanza la solita tiritera del “voto utile”, dove “utile” si può tradurre che bisogna darlo al Pd.

Più la pattuglia alla sinistra di Renzi (non che sia difficile stare alla sinistra di Renzi, eh!) si avvicinerà minacciosa alla soglia del 5 per cento, più i toni si faranno suadenti, disponibili, accomodanti. In pratica, se il Pd renzizzato si renderà conto che può avere un’emorragia di voti a sinistra, più il blogger di Rignano dovrà organizzare uno dei suoi travestimenti più arditi: fingersi di sinistra pure lui, addirittura lui. Non so se TiketOne vende già i biglietti, ma ne voglio un paio di prima fila, perché lo spettacolo sarà imperdibile.

Fin’ora la strategia semantica della cordata che ha conquistato il Pd è stata abbastanza semplice: vendere come “di sinistra” provvedimenti ultraliberisti e cancellazione di diritti. Un gioco di prestigio che ha funzionato soltanto per qualche mese e poi si è sciolto come un gelato nell’altoforno: prima qualche elettore, poi molti, poi un paio di milioni, si sono accorti che scrivere la legge sul lavoro insieme a Confindustria e andare in giro a dire che si tratta di una legge di sinistra era una discreta presa per il culo. Che abbracciare il “modello Marchionne” non era proprio una cosa geniale. Che farsi periodicamente salvare da Verdini non era esattamente nel dettato teorico gramsciano. Che cancellare la tassa sulla prima casa anche ai cumenda con villa di diversi ettari non era precisamente una lotta alle diseguaglianze.

Ora si apre un periodo, assai divertente, di bastone e carota. La linea è già tracciata: da un lato screditare l’avversario (definire “sinistra radicale” una formazione che ha come riferimento Pisapia è semplicemente ridicolo), dall’altra gettare brioches al popolo, fingersi dialoganti, archiviare il vecchio arrogantissimo (e scemo) “ciaone” per sfoderare un grottesco “compagni, parliamone”. Insomma, quello che da anni si allea con Berlusconi, che concorda con lui fallimentari riforme, che inventa con lui leggi elettorali incostituzionali, verrà a spiegarci che è colpa della sinistra se alla fine farà un governo con Berlusconi. Per cui consiglio di preparare i fazzoletti: il “Renzi-torna-di-sinistra-show” sarà uno spettacolo circense di grande presa, più dell’uomo cannone, più della donna barbuta, più delle magliette gialle al terremoto. Venghino, venghino, portate i pop-corn.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Personalmente,penso che si sia capito da quando commento qui e altrove,il compagnissimo di rignano non mi ha mai incantato,anzi sono andato in piazza per contestarlo,capirai che fascino mi suscita…

Mi spiace citare Arturo Brachetti,non merita l’accostamento,ma il trasformismo del fenomeno di rignano è velocissimo come il grande artista.

Che siano larghe intese quest’autunno o il prossimo anno lo vedremo,sicuramente vivremo anni sensazionali,il marketing dei rottamatori con zio caimano risulterà stupendo,solo quello naturalmente,la storia insegna.

I:S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 7 giugno 2017

Ingiustizie sociali? Non c'è rimedio in Italia

















Cosa ci siamo dimenticati?

di Alessandro Gilioli

«Cosa ci siamo dimenticati? Cosa ci siamo dimenticati?
Ci siamo dimenticati di voi!
Ci siamo dimenticati delle donne e dei bambini che cambieranno questo mondo con il loro amore e la loro gentilezza e con la loro meravigliosa, divina inclinazione al gioco.
Ci siamo dimenticati di essere felici».

(Il sogno di Lenny Belardo, da "The Young Pope")

______________________________________________________________

Questo blog non parla quasi mai di quello che succede in tivù, però se posso oggi vorrei partire da una signora che l’altra sera, mi pare venerdì, era a Otto e mezzo sulla Sette.

La signora si chiama Anna Falcone, fa l’avvocato, non fa parte di nessun partito, però l’autunno scorso si è impegnata nei comitati per il No al referendum del 4 dicembre e in tivù l’hanno invitata a parlare della Costituzione nel giorno della festa della Repubblica.

Falcone allora è partita dall’articolo tre: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’uguaglianza".

E di lì il discorso è arrivato al tema enorme ma quasi assente nel dibattito politico italiano - e anche dal vocabolario della sinistra: le disuguaglianze, l’eccesso spaventoso di disuguaglianze che si è intrecciato alla crisi economica dal 2008 a oggi, ma che affonda le sue radici molto prima.

Diceva Adriano Olivetti che in un capitalismo umano ed equilibrato «nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l'ammontare del salario minimo». Oggi ci sono amministratori delegati che guadagnano più di mille volte rispetto a un loro dipendente.

La spesa mensile in consumi delle famiglie benestanti in Italia è ormai più del doppio rispetto a quella delle famiglie più povere, dati Istat.

Il 10 per cento degli italiani possiede 2000 miliardi di euro in ricchezza mobiliare: conti in banca, azioni, titoli. Duemila miliardi di euro, pari a metà di tutto il patrimonio privato, pari a quasi tutto il debito pubblico.

E un eccesso di diseguglianze peggiora la vita di tutti; è dimostrato che quando le disuguaglianze sono troppe, aumenta la delinquenza e quindi diminuisce la sicurezza di tutti: rapine, omicidi e scippi crescano in misura direttamente proporzionale all'allargamento della forbice sociale, all'abisso crescente tra base e vertice della piramide

E l’Italia è uno dei paesi con maggiori disuguaglianze sociali in Occidente, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, come ha detto proprio l’altro giorno l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz.

Ecco, per vent’anni la sinistra in Italia si è dimenticata o quasi di parlare di tutto questo - e di fare qualcosa per invertire la tendenza. Non so se è colpa di Berlusconi - che ci ha costretto a parlare di lui - o se è colpa, chessò, di Blair e della sua "terza via", di D’Alema e dei suoi tatticismi di palazzo, di Renzi del suo vuoto nuovismo. Non lo so.

So però che in altri paesi del mondo - ultima, la Gran Bretagna - la sinistra esiste in tanto in quanto mette la questione della troppa disuguaglianza - dei "molti versus i pochi" - al centro del suo linguaggio e delle sue proposte.

Forse ha fatto bene l’avvocato Falcone, l’altra sera in televisione, a ricordarci questa cosa di base.

Oggi vedo che Falcone - insieme a un'altra persona che stimo, Tomaso Montanari - fa seguire alle parole gli atti, o almeno un loro tentativo.

Il mio in bocca al lupo non è tanto per loro, o per gli effetti elettorali che questa cosa può avere, ma per chiunque rimetta le troppe disuguaglianze del presente al centro di quella cosa che si chiama politica.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Condivido ci sono delle ingiustizie intollerabili,dalle retribuzioni dei manager ai patrimoni nascosti chissà dove e quindi intoccabili.

A me basterebbe che si facesse una lotta senza pietà all'evasione fiscale e al lavoro nero,poichè non è possibile che determinate categorie di professionisti siano più poveri dei lavoratori dipendenti,o si arrivi all'assurdità che una buona percentuale di datori di lavoro guadagnino meno dei loro dipendenti.

Ma se tutto ciò è permesso da decenni,significa che il sistema paese è organizzato così,c'è da metterci una pietra sopra,l'inferno può proseguire.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 31 maggio 2017

L'estate da spiaggia elettorale


















La pazza estate: vedremo Orfini scrivere “Vota Matteo” sulle vongole

di Alessandro Robecchi

Ho il timore che si studieranno per anni, specie nelle facoltà di psichiatria e nei centri per il disagio comportamentale, gli effetti di una campagna elettorale estiva sul popolo italiano. Il tasso di litigiosità, già altissimo, supererà le soglie di allarme rosso, il caldo ecciterà gli animi, basterà occhieggiare in spiaggia il vicino d’ombrellone con le infradito “Vota Alfano” per fomentare terribili faide sul bagnasciuga. I primi stambecchi con scritto “Vota Silvio” avvistati dai turisti sulle Dolomiti creeranno scandalo e indignazione, ma anche molta invidia tra gli avversari, che tenteranno di scrivere “Vota Matteo” sulle vongole, un lavoraccio di cui sarà incaricato Orfini.

Nelle redazioni dei talk show è il panico. Gente che è arrivata alla fine di maggio sui gomiti, trascinandosi con la lingua fuori per le cazzate sentite e trasmesse in inverno e primavera, si vedrà annullare ferie e permessi: tutti in onda a ferragosto! Per portare il pubblico plaudente negli studi televisivi si rastrelleranno gli anziani nel centri commerciali. Prime stime delle falangi della propaganda: i Cinque Stelle quasi padroni assoluti in campeggi e spiagge libere, fastidiosi come testimoni di Geova, pronti all’evangelizzazione delle coste. I renzisti in fila nelle città d’arte, o appostati ai caselli autostradali intasati, intenti a spiegare ai viaggiatori che se avesse vinto il Sì la coda non ci sarebbe. I berlusconiani, anzianissimi, in decorose pensioncine, destinati ad incontrarsi con pensionati del Pd sulla battigia, agevolando il colpo di sole che li convincerà di essere in fondo fratelli, e benedire le larghe intesa già conclamate.

La promessa elettorale cambierà la sua natura, i programmi scoloreranno come il giornale lasciato sul parabrezza sotto il sole, a quaranta gradi. Cambiano le priorità, insomma. Va bene il welfare e le pensioni, ok, buoni argomenti. Ma a un certo punto, in macchina a sessanta gradi all’ombra, con i bambini che frignano e la spia dell’acqua accesa, sarete disposti a votare chiunque vi trovi un posto auto vicino al mare a Gallipoli.

Ci saranno innumerevoli problemi di linea politica. La svolta animalista di Berlusconi si applicherà anche al fritto di pesce o resterà circoscritta gli agnellini per farsi la foto a Pasqua? Michela Brambilla perorerà la causa dei pescespada? E Matteo da cosa si travestirà questa volta? Nel caso in Gran Bretagna dovesse vincere Corbyn (i sondaggi sono sorprendenti) si presenterà come il Corbyn italiano? O continuerà a recitare la parte del Macron italiano? O girerà per gli stabilimenti balneari presentandosi semplicemente come il Renzi italiano? (in questo caso mi porterei la scorta). Dramma per i leghisti. Sceglieranno le spartachiadi di polenta nei rifugi alpini dove credono di giocare in casa, o si spingeranno al Sud in omaggio alla linea salviniana di farsi prendere a pomodori sotto la linea gotica per poi fare le vittime?

E la sinistra, riuscirà a mettere d’accordo le sue millemila formazioni per superare l’assicella del cinque per cento adottata proprio per farla fuori, insieme ad Angelino buonanima?

Il combinato disposto campagna elettorale/sagre paesane aggiungerà delirio a delirio. Sarà un tripudio dada-ideologico tra festivalini improvvisati, feste della birra riformista, miss maglietta gialla bagnata, microconvegni in bermuda e crema solare su “i destini dell’Europa”, seminari sulla decrescita felice, arruolamenti in massa di venditori di cocco fresco, gazebo torridi, comizi negli autogrill. Sarà un inferno e al tempo stesso una spettacolare sagra della demenza, l’allegria dei naufragi, la fiera degli endorsement strappati all’intellettuale, all’attore, al cantante, allo scrittore mentre affettano il cocomero, in ciabatte e occhiali scuri, destituiti di ogni autorevolezza nell’assurda estate del nostro scontento.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Mi metterò d’impegno nell’evitare le prossime idiote certezze,e riuscirò ad esserne quasi immune,basta volerlo.

È molto probabile che abbiano tutta questa fretta,poiché la finanziaria 2018 sarà all’insegna o molto simile alle lacrime e sangue,meglio incassare prima.

Valuterò a settembre-ottobre se rimanere a casa o votare il meno peggio, turandomi tutti gli orifizi,avremo mica la pretesa di godere della sovranità nazionale,con un Europa,Germania e banche, che dettano senza appello le agende governative.

Tutto il resto è una squallida coreografia che ha raccontato molto bene.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 29 maggio 2017

Lo sbarramento al 5% e il nulla a sinistra del Pd


















A sinistra del Pd: una questione di pratiche

di Alessandro Gilioli

Come cittadino italiano sono contrario a una soglia di sbarramento alta come quella che si profila - il 5 per cento - perché rischia di lasciare senza rappresentanza anche liste con 1,5-2 milioni di elettori. Sono convinto che l'esclusione delle idee espresse da una fascia così ampia di persone sia non solo sbagliata ma anche dannosa: la extraparlamentarizzazione dei conflitti sociali o culturali non ha mai portato nulla di buono all'Italia.

Come potenziale elettore - forse - di quell'area che viene abitualmente chiamata "a sinistra del Pd", sono invece assolutamente favorevole alla soglia del 5 per cento.

Insomma, una specie di conflitto d'interessi alla rovescia.

Sono favorevole, come potenziale elettore di sinistra, perché quell'area lì ha nel suo passato recente e forse nel suo dna la tendenza a far prevalere la somma aritmetica dei suoi partitini a un vero progetto comune, che parli oltre la sua storica nicchia di militanti e attivisti.

Questa somma aritmetica - una sorta di Sacro Graal - finisce insomma per stimolare le pratiche più radicate e meno utili a un cambio di passo: scarsa progettualità comune sulle real issues politiche e sociali, lottizzazione delle liste, corsa disperata a mandare o rimandare in Parlamento un pezzo di ceto politico che altrimenti resta senza lavoro.

Siccome gli elettori non sono scemi, queste cose le percepiscono.

Con i risultati, nelle urne, a tutti noti. Cioè sempre un decimale sotto o sopra quella fatidica soglia, con una sostanziale ininfluenza politica e culturale in entrambi i casi.

Ben venga quindi il 5 per cento, se costringe la variegata area a sinistra del Pd a fare un bel cambio di passo e di mentalità. Che diventa condizione indispensabile per una progettualità politica, di cui la corsa elettorale è solo un effetto collaterale.

Un cambio di passo e di mentalità che si può basare solo su due colonne portanti: questioni reali e pratiche di coinvolgimento (se non temessi di essere fucilato dagli antianglofoni, userei le formule: real issues e people engagement).

Questioni reali: un manifesto molto basico basato su uno o due temi fondamentali (disuguaglianza, redistribuzione, nuove povertà, lavoro, reddito, patrimoniale, civiltà e umanità sulle migrazioni, basta così).

Pratiche di coinvolgimento: Il manifesto è la piattaforma a cui aderiscono non solo partiti e associazioni, ma anche e soprattutto singoli, individui, cani sciolti, persone d’area e fuori dalla nicchia. Gli aderenti a questo manifesto dovrebbero essere il corpo elettorale per scegliere liste e frontmen, una testa un voto.

Sono perfettamente consapevole che la semplicità di queste pratiche e di questo percorso cozza contro un'antica tradizione in senso contrario: trattative, divisioni, personalismi e antipersonalismi, scomuniche reciproche, etc. Una tradizione che affonda le sue radici culturali nel Concilio di Nicea - o forse in quello di Efeso.

Proprio per questo - e lo dico con solida assertività - sarebbe il percorso giusto, sarebbero le pratiche giuste.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Ben venga lo sbarramento al 5%,il proporzionale con tutti i partitini dei prefissi telefonici hanno contribuito al pantano della prima Repubblica,e allo sfacelo iniziato con mani pulite.

Non sarà un maggioritario o uno sbarramento ad essere la panacea che curerà tutti i mali del paese,perlomeno non sarà il peggio.

Bastasse una legge elettorale nel diventare un paese serio, i motivi sono ben più seri e irrisolvibili.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 25 maggio 2017

Il tempo che viviamo,tra dibattiti grotteschi e surreali
















Il dibattito pubblico lo conferma: esce Lsd dai rubinetti

di Alessandro Robecchi

Caro direttore, amici lettori, autorità competenti.

Vorrei attirare la vostra attenzione su una mia teoria che ogni giorno si dimostra più fondata e che dovrebbe allarmare tutti. Qualcuno ha sciolto dell’acido negli acquedotti, non c’è altra spiegazione. Il tono del dibattito pubblico, i suoi argomenti, le decisioni prese in seguito o sull’onda di quello che si dice al bar o alla fila alla posta (o che ha scritto su Facebook mio cugggino) sembrano meno lucide di un assaggiatore del Narcos o di un chitarrista rock degli anni Settanta.

L’ultimo esempio è il complicato affaire dei vaccini, un argomento importante che è stato trasformato (credo dopo massiccia assunzione di Lsd dai rubinetti) in una guerra tra untori medievali millenaristi vogliosi di strage per malattia e un esercito di crocerossini inventori della penicillina. Ogni voce sensata o ragionevole, da una parte e dall’altra, è stata zittita. Un dibattito sui vaccini da somministrare ai bambini è diventato la caricatura di uno scontro ideologico. Risultato, per non saper né leggere né scrivere: il decreto fatto in fretta e furia, pieno di buchi e di incertezze, spropositato rispetto a quello che le strutture sanitarie e scolastiche potranno fare. Se va bene sarà un casino indicibile, con in più l’introduzione di un classismo sanitario ripugnante: chi è contrario potrà continuare a essere contrario pagando, chi non potrà pagare dovrà essere d’accordo.

Come del resto è successo coi voucher: per paura di prendere un’altra sberla in un altro referendum, zac, via tutti. Non una soluzione, ma una decapitazione, tipo abbattere la casa perché hai bruciato l’arrosto. Credo che i primi sversamenti di acido lisergico negli acquedotti del Paese siano cominciati all’Expo, quando ci si divideva tra “lo straordinario successo” e il “flop clamoroso e costoso”. Oggi che si potrebbe andare a controllare gli effetti di quel “miracolo” (per esempio se ci sono i tanti punti di pil in più promessi, o le migliaia di posti di lavoro creati che no, non ci sono), addio, tutto perdonato, tutto dimenticato, ci sono altre priorità.

Alte concentrazioni di acido nella capitale ovvio. Prima il derby a testate tra olimpici e non-olimpici, poi tutti esperti di costruzione di stadi e marketing urbano, poi fotografatori di monnezza traboccante dei cassonetti (o di cassonetti lindi come a Zurigo centro, per contrastare con una cazzata altre cazzate). Politici o presunti tali vanno in tivù a dire di bambini uccisi dai topi. Saviano dice il suo pensiero sul Pd, eccolo accusato di grillismo, Saviano dice qualcosa contro Grillo, eccolo ri-arruolato, “uno di noi”. De Bortoli era un bravo e attendibile giornalista e diventa una specie di punkabbestia fissato con le scie chimiche. Gli stessi che menavano fendenti su “voi votate con Salvini” al referendum sulle riforme costituzionali, ora discutono una legge elettorale che piace solo a loro e a Salvini. Senza nemmeno sapere di che si parla si prendono le misure sull’avversario: se un Di Maio ha detto bianco io devo dire nero, se Renzi ha detto nero io devo dire bianco, la realtà dei fatti è un dettaglio trascurabile sullo sfondo. Arrivano le cifre del Jobs act – oggettivamente un disastro – ed ecco pronto il ribaltamento: senza sarebbe stato peggio. Però si può sparare al ladro. Quelli che dicevano no, no, non siamo mica in Texas ora dicono, bene, giusto, la sicurezza! Ma solo di notte. Molti ridono.

Tutto questo senza il minimo rossore né vago imbarazzo, come fosse normale vedere gli elefanti rosa, come se il Paese fosse una enorme Woodstock della scemenza collettiva, tutti a tirare mutande e reggiseni sul palco in omaggio a questa o quella star dei due schieramenti, indipendentemente da quello che sta suonando. Date retta: c’è acido negli acquedotti. Non c’è altra spiegazione.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Non ho idea se sia colpa del noto allucinogeno o meno,più che altro dai rubinetti pare che sgorghi stupidità liquida e che vada direttamente al cervello.

Da quel leggo,non vedendo tv in chiaro,ho rinunciato da parecchio tempo,tutte le querelle che ha descritto mi risultano interessanti come fissare un muro per ore,ne prendo atto ma non mi soffermo più di tanto,c’è il grosso rischio di diventare sempre più dementi.

Che ci possiamo fare,questo è il quotidiano che ci offre il nostro tempo,mi auguro che sia ciclico,almeno per le prossime generazioni.

I.S.

iserentha@yahoo.it

lunedì 22 maggio 2017

La corruzione italica raccontata dall'ex manager Alberto Pierobon

















CLICK NEWS IL FATTO QUOTIDIANO

Apprezzo la denuncia dell'ex manager e del giornale,di cui sono abbonato,per la franchezza d'informazione,sono articoli da incorniciare e mi auguro che ci siano diffusamente.

Detto ciò,questo è un paese marcio profondamente,e non saranno pochi uomini a cambiarlo,purtroppo questo è il dramma di noi italiani,almeno di quelli onesti.

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 18 maggio 2017

Ma che c'azzeccano le magliette gialle tra le macerie dei terremotati?
















La morte della decenza: Renzi e le magliette gialle sui luoghi del terremoto

di Alessandro Robecchi

La chiamata alle armi viene direttamente dal Capo Renzi, su Facebook, appello accorato e ordine di mobilitazione. L’adunata è per tutti i militanti, dai deputati in giù, che andranno (cito il sacro testo) “Ognuno in un Comune diverso di quelli colpiti dal sisma”. A fare che? “Ad ascoltare, a fare il punto, a portare la testimonianza di un impegno concreto”. Insomma, niente ramazze, stavolta dovrebbero bastare le orecchie. Il Pd vuole “ascoltare” i bisogni delle popolazioni terremotate del centro Italia.

La stampa nazionale, almeno ieri, ha fatto finta di non sentire. Se si va a leggere la stampa locale, però, i commenti all’iniziativa “magliette gialle al terremoto” vanno dall’incredulità all’insulto fiero e contadino di quelle terre. Gente che si firma con nome e cognome, moltitudine di cittadini in forte disagio, non ascrivibili certo alla canea dei troll della rete.

Ma riassumiamo: Il Pd siede al governo con preminentissima posizione di comando. Il commissario straordinario al terremoto, Vasco Errani, è stato nominato da Renzi. Le quattro regioni colpite dal terremoto sono governate dal Pd. Decine e decine di comuni colpiti hanno sindaci del Pd, spessissimo brave persone che dall’agosto scorso lavorano giorno e notte per i loro cittadini messi in ginocchio dal sisma.

E con tutte quelle orecchie in loco, ora ecco che si indossa la maglietta gialla e si va “a ascoltare”.

Strabiliante. Matteo Renzi ci sta dicendo che non basta governare un territorio (regioni, comuni, frazioni) per conoscere la situazione dei cittadini che ci vivono. Bisogna andare lì in divisa (gialla) a “fare il punto”. Propaganda offensiva, per chi sta lì, uno sberleffo, uno schiaffo.

Per agevolare nella trasferta i deputati del Pd chiamati all’appello, possiamo consigliare qualche luogo d’interesse in zona. Vadano per esempio negli alberghi sulla costa, dove migliaia di persone sono state ospitate perché non gli si volevano dare container, ma le famose casette, che non arrivano, quando arrivano vengono sorteggiate. E ora che gli albergatori della costa rivogliono le stanze, che parte la stagione, i cittadini terremotati sono costretti a nuove diaspore tra campeggi e famiglie divise qua e là. Per il pranzo consiglio un ristorante di Pieve Torina, il Vecchio Mulino, che ha tenuto aperto tra mille eroici sforzi per sfamare soccorritori e operatori della protezione civile servendo migliaia e migliaia di pasti, indebitandosi perché lo Stato non paga la convenzione. Se piace la montagna, visitare Amandola, specie l’ospedale. Oppure Ussita, posto bellissimo, dove il sindaco si è dimesso perché dice che lì non si ricostruirà più. Oppure andare a comprare strepitosi formaggi da quegli allevatori che già a fine agosto di un anno fa dicevano: occhio che nevicherà, non abbiamo le stalle. Lo dissero per mesi, videro le bestie morire al gelo, gli appelli inascoltati. Ecco, chissà loro che faccia faranno vedendo delle “magliette gialle” che vanno “ad ascoltare”.

Ora è chiaro che viviamo una perenne campagna elettorale fatta di colpi di sceneggiate, trovate propagandistiche, alzate d’ingegno, e va bene. Ma scherzare con gente che dorme a 50-80 chilometri da dove lavora, che non sa dove dormirà tra una settimana o tra un mese, che un lavoro magari non ce l’ha più, che si rimette in piedi la stalla con le sue mani, che aspetta la casetta promessa per Natale, poi per primavera, poi per mai, ecco forse è un po’ troppo. Meglio fermarsi, se non per opportunità politica, almeno in nome della decenza.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Uno Stato serio,specie in un paese come il nostro,dove le scosse telluriche sono cicliche e sempre più frequenti,avrebbe le casette prefabbricate già pronte,ci vorrebbe solo il trasporto e la messa in opera.

Un paese come il nostro avrebbe dovuto investire nella messa in sicurezza dei vecchi edifici nelle zone rosse già da molti anni,la tecnologia c'è,e soprattutto sbattere in galera chi ha costruito dallo scorso secolo in modo criminale,come all'Aquila,dove sono crollati palazzi degli anni 80-90.nonostante fosse obbligatorio costruirli in un modo consono.

Poi c'è il marketing peloso,del dire e del non fare mai o malissimo le cose,con magliette gialle o meno,e qui non ci si può appellare al ben che minimo senso della dignità,vanno molto oltre,ma fino a quando tutto ciò porta consenso,purtroppo ne possiamo solo prendere atto.

I.S.

iserentha@yahoo.it

martedì 9 maggio 2017

Elezioni francesi:Solo scampato pericolo del fascismo al potere


















Macron, la paura e la speranza

di Alessandro Gilioli

A volte l'entusiasmo, specie quello per lo scampato pericolo, rischia di far perdere la lucidità. A me sembra che questi caroselli per la Francia macroniana siano un po' sfuggiti di mano. E credo di poterlo dire anche perché sono tra quelli che, da sinistra, domenica scorsa in Francia avrebbero comunque votato Macron.

Ma il problema è che avrei votato come il 43 per cento di coloro che lo hanno fatto, dati Ipsos: cioè solo per evitare che all'Eliseo andasse Le Pen.

In altre parole: sui quasi ventuno milioni di voti presi dal neopresidente al ballottaggio, più di nove non erano per lui, ma contro quell'altra. Altri sette milioni l'hanno votato solo perché «nuovo». Tre milioni (pochissimo, il 15 per cento) per simpatia verso il suo programma; e meno di due milioni per simpatia personale verso di lui.

È curioso: stiamo tutti qui a parlare di Macron come speranza e invece ha vinto per paura.

Paura della postfascista figlia di Vichy, paura delle frontiere chiuse, paura per le proposte economiche-monetarie.

Questo presidente ha vinto per paura.

E con il tasso di astensione più alto da quarant'anni a questa parte (35 per cento) e con un record assoluto perfino di schede bianche: 4.066.802 di francesi, pari al 11,49 per cento dell’elettorato. In termini assoluti, l’astensione è cresciuta di 1.830.832 unità mentre le schede bianche sono aumentate di 2.354.699 e le nulle di 768.632.

«Questi numeri sono sintomo di un popolo tutt’altro che rapito dalla retorica di Emmanuel Macron» (Francesco Maselli, nel blog italiano che ha seguito meglio le presidentielles).

Lo paragonano a Obama, ma Obama nel 2008 era hope, speranza. Tutto il contrario. Nessuno aveva paura del povero McCain.

Auguro fortemente alla Francia e all'Europa e a tutte le democrazie di poter tornare un giorno a votare per un progetto, per un programma, per una speranza. Non per paura.

Che la paura, diceva Frank Herbert, uccide la mente.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO  RANE

Lei si augura speranze,le rivolgo i migliori auguri,con un ex banchiere sponsorizzato dai grandi gruppi e che va a braccetto con la sciura merkel.

Guardi l'unica speranza,almeno per ciò che riguarda i transalpini,sono una buona parte dei lavoratori francesi che gli staranno col fiato sul collo,e qualcosa forse otterranno,al contrario di questo paese dove l'unica reazione alla miseria quotidiana,sono la cortigianeria,la ruffianeria,le raccomandazioni,etc,etc.

A ma adesso c'è l'up a punti come al supermercato per sponsorizzare il neo salvatore della patria lavato con perlana,e capirai ne premierà una cinquantina,quelli che si daranno più da fare.e che dovranno incontrarlo,mannaggia che gusti sono proprio fortunati....

I.S,

iserentha@yahoo.it

sabato 6 maggio 2017

Renzi è tornato e lo fa per noi....










CLICK IL FATTO QUOTIDIANO LUISELLA COSTAMAGNA

Condivido il commento appena postato,le sei ore di memoria sono equiparabili alla memoria del pesciolino rosso,dentro un'ampolla chiaramente.

Si prepari anche lei a raccontare le imprese del rignanese per i prossimi anni,ovviamente con le larghe intese,nel frattempo per non lasciare nulla al caso sul fronte cinque stelle,i due boss del movimento si preparino a formare una classe politica all'altezza della situazione,se si materializzasse quella con tutta probabilità non avremo più rottamatori a far danni,di tempo ne avranno!

I.S.

iserentha@yahoo.it

giovedì 4 maggio 2017

Il moderno medioevo dei nostri giorni

















Il Medioevo di questi anni

di Alessandro Gilioli

Rodolfo il Glabro, monaco di Cluny ma soprattutto grande cronista del suo tempo, descrisse molto bene cosa accadeva nella Francia di mille anni fa. Non tanto per quanto riguarda ciò che si studia a scuola - re, battaglie, papi e imperi - quanto nella mente delle persone sconvolte dalle carestie che devastavano in quel tempo l'Europa.

Accadeva infatti, in quegli anni, che un insieme di concause naturali ed economiche avessero drasticamente ridotto la produzione agricola e quindi i raccolti, portando alla fame milioni di persone e comunque immiserendo chi aveva fin lì vissuto dei frutti della terra. Il resto lo facevano la scarsissima sicurezza delle vie di comunicazione, l'instabilità e la debolezza dei poteri politici, le scorrerie e le incursioni da parte di popoli non ancora stanzializzati che abitavano più a nord o più a est.

Il tutto creava tempi di profonda incertezza nei quali, racconta Rodolfo, per disperazione e paura l'umanità aveva gradualmente perso se stessa, le sue regole di base, i suoi tabù più fondati.

Così ogni debole se la prendeva con il più debole, e lo attaccava, lo derubava, lo uccideva. E se le prime vittime di questa mortale lotta tra poveri erano i vecchi, con il peggiorare delle cose a essere rapinate e uccise furono le donne, quindi i bambini, nei confronti dei quali partì una caccia senza più alcuna remora morale il cui scopo era il cannibalismo: realtà fattuale, in quelle lande e in quei tempi, ma anche metafora di ciò che stava accadendo all'umanità.

* * *

Leggere Rodolfo il Glabro chiarisce le idee sul difficile percorso del progresso umano: che non è una linea dritta e costante ma contorta, piena di curve sbagliate, rallentamenti, frenate, retromarce spaventose. Lo stesso cronista dell'epoca era attonito dal vedere fuori dalla sua finestra barbarie di cui mai era stato testimone negli anni della sua gioventù. Poi, sul finire dei suoi giorni, raccontò anche i deboli segni di un miglioramento - tanto nell'economia quanto nei comportamenti - che poi in effetti avrebbe portato alla rinascita del XII secolo, primo bagliore di ciò che mezzo millennio dopo sarebbe stato l'Illuminismo.

* * *

Non viviamo l'epoca di Rodolfo il Glabro, grazie al cielo ma soprattutto grazie a noi, umani, che abbiamo saputo lasciarci alle spalle buona parte del nostro peggio, ciò che appunto chiamiamo inumano e che invece è purtroppo parte del nostro essere, contro cui non dobbiamo mai smettere di combattere: la violenza contro il più debole, la legge del più forte, nessuna idea di un destino comune.

Fenomeni che riesplodono, o rischiano di riesplodere, quando le cose vanno male: quando la società diventa più povera, quando ciascuno pensa solo a salvare se stesso (e vuole farlo da solo), quando ciascuno si sente oggetto di violenza e vessazione da parte di qualcuno più forte e quindi trasforma in oggetto di violenza e vessazione chiunque veda più debole.

Ed è difficile non vedere come questi siano i segnali del tempo che viviamo: lontanissimi, certo, da quelli di Rodolfo il Glabro, ma sempre più lontani anche da quelli assai più recenti in cui si era capito che il destino di ciascuno è legato a quelli di tutti.

* * *

Ieri un venditore abusivo senegalese è morto a Roma, inseguito dai vigili durante una retata. Il vicecomandante della polizia municipale si è detto dispiaciuto della morte di quel "ragazzo", parola che ha ripetuto due volte. Non era un ragazzo, si chiamava Nian Maguette, aveva 54 anni. "Ragazzo" è diventato un modo per mancare di rispetto ai più deboli: si chiamano così i lavoratori precari, i rider di Foodora, i poveri in genere e naturalmente gli stranieri immigrati. Un modo per insultare nel contempo loro e una generazione, considerata equivalente di uno stato di minorità.

Sempre ieri, e sempre a Roma, il presidente della commissione Ambiente di Roma Capitale e consigliere capitolino del M5S, tale Daniele Diaco, ha chiesto alla Caritas di togliere i pasti serali ai senzatetto che si trovano nel parco di Colle Oppio, «che poi restano a dormire all'interno e il parco diventa una pensione completa».

Ma non fatene una questione di partito, vi prego, che la barbarie è trasversale: il decreto Minniti è del Pd e del Pd è il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, quello che ha cercato di vietare la distribuzione di alimenti ai migranti nel suo comune. Tre cittadini francesi sono stati indagati per aver violato l'ordinanza, revocata solo dopo un appello firmato tra gli altri da don Ciotti e padre Zanotelli.

Quanto ai leghisti non c'è bisogno di dire nulla, se non l'ultima follia dell'ex sindaco di Padova Massimo Bitonci, ora ricandidato, che ha invitato i cittadini ad avvertirlo se qualcuno ospita migranti in città, poi ci pensa lui.

* * *

Non credo che la campagna in corso contro le Ong che salvano vite in mare sia molto diversa queste cose. Cioè non credo che chi ripara dietro la formula "si faccia chiarezza" non abbia dentro di sé un altro pensiero. Vale a dire che queste Ong hanno rotto i coglioni, a portare in Italia gli africani.

Del resto, anche l'intoccabile pm Carmelo Zuccaro - il più amato dai leghisti e da Di Maio, ma difeso anche da un ministro di questo governo - ieri ha detto che in Italia «i migranti sono troppi». Un giudizio politico, che fa pensare a un'avversione personale verso chi li aiuta a raggiungere le nostre coste.

Non credo neppure che a tutto ciò sia estranea la nuova legge sulla legittima difesa, un'autorizzazione a uccidere i ladruncoli che al contempo appaga e stimola le paure diffuse, un passo in più verso lo sdoganamento del principio per cui ciascuno di noi è solo ed è aggredito. La società e lo Stato sono lontani e quindi ci autorizzano a sparare, a trasformarci tutti in piccoli Rambo da villetta a schiera.

Non credo infine che tutte queste cose siano prive di correlazione neanche con quanto avviene da alcuni anni in questo Paese, cioè l'atomizzazione sociale e il risentimento conflittuale diffuso, insomma il tutti contro tutti che vediamo ogni giorno nelle nostre città, nei nostri autobus e nei nostri bar: precari contro pensionati, vecchi contro giovani, partite Iva contro cassintegrati, genitori contro insegnanti, impiegati contro tassisti, nord contro sud, città contro campagna, vegetariani contro carnivori e tutti contro gli immigrati e gli zingari perché c'è sempre qualcuno sotto di noi contro cui possiamo sfogarci per consolarci delle botte prese da chi sta un po' sopra.

* * *

No, certo, non siamo ai tempi di Rodolfo il Glabro. Non mangiamo bambini. Al massimo, diamo a fuoco qualche clochard, dopo avergli tolto la cena.

Al massimo siamo in una fase di retromarcia della storia, se crediamo che la storia sia anche miglioramento individuale e collettivo, perenne autoriforma, controllo delle nostre pulsioni peggiori, cammino verso più civiltà, creazione di un ambiente armonico attorno a noi e averne cura quotidiano.

L'avere cura di noi e degli altri, di ciò che siamo insieme, dato che in questo mondo siamo tutti intersecati, intrecciati nello stesso ordito, e ciascuno di noi è anche gli altri e gli altri sono ciascuno di noi - "diversi corpi, stessa mente" dice il buddismo.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Con i dovuti distinguo siamo certamente immersi in un moderno medioevo,non arriveremo al cannibalismo,almeno spero,ma i rapporti umani e la socialità diventeranno sempre più complicati.

Il fenomeno migratorio secondo me accelera questo processo degenerativo,arginarlo pare impossibile,però se sarà provato che alcune Ong si mettono d'accordo con gli scafisti,direi che chiudere questo schifo a me pare più che legittimo.

Mi auguro che le prossime generazioni possano uscire da un tunnel così pietoso,tra interessi finanziari,finte sinistre e populismi senza senso,risultano talmente di scarso interesse che l'apatia e il disinteresse siano l'unica svolta logica.

PURTROPPO,il maiuscolo è necessario

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 3 maggio 2017

Primarie Pd:Il foglio in bianco da compilare e la fotocopia già pronta











Il nuovo gioco dell’oca dell’omino forte: tattiche tante, strategia zero

di Alessandro Robecchi

Si riparte. Un nuovo inizio. In cammino. Pronti via. Il mood del nuovo Pd neo-renzianissimo che esce dalle primarie somiglia alle regole dell’hockey dove ci sono le espulsioni a tempo: fai un fallaccio, esci tre minuti e poi rientri. Perdi un referendum, stai fuori cinque mesi, poi torni in campo come un campione, tutto è perdonato, un poderoso reset cancella le gesta precedenti dell’eroe per darci un eroe nuovo di zecca. Un po’ come se Otello, strangolata Desdemona, se ne tornasse qualche mese a casa e poi dicesse: ok, rifacciamo la scena da capo! Nel Pd non si rifletterà troppo su certi trascurabili dettagli, per esempio sul fatto che il Renzi “di lotta” del 2013 prese 650.000 voti in più del Renzi “di governo” del 2017, ma insomma pare che le primarie del Pd vengano vendute come un lavacro delle passate sconfitte.

Ora si vedrà come il partito dell’omino forte si getterà nella battaglia, anche se già un paio di solenni minace sono state pronunciate: si occuperà di scuola (una specie di recidiva) e sarà più presente in rete, il che significa una recrudescenza di quella stucchevole schermaglia fatta di sberleffi, troll, provocazioni, verità adattate alla bisogna , #ciaone, eccetera eccetera. Sarà uno spettacolo, non scordatevi i popcorn.

Qualche curiosità potrebbe ora suscitare la curvatura emotiva del nuovo storytelling renzista, cioè quell’impasto di retorica, trionfalismo quando si può, vittimismo quando serve, che abbiamo già conosciuto e che si è trasformato nel giro di tre anni da “novità comunicativa” ad auto-caricatura. L’ambiguità che abbiamo visto fin qui derivava essenzialmente dalla convivenza di due linee narrative: una rebelde e scapigliata (uh, che vecchiume!, arriva lui e vi sistema), e una celebrativo-rassicurante (va tutto benissimo, #italiariparte e consimili fregnacce). Logica vorrebbe che aver ristretto un po’ il partito e averlo modellato sulla figura del suo burbanzoso leader – l’omino forte, appunto – necessiti di una comunicazione se possibile ancor più aggressiva. Ma, alla lunga, il problema sarà un po’ più complesso. Il nuovo Renzi non potrà criticare troppo il passato, che è rappresentato dal vecchio Renzi e in gran parte dall’attuale governo, e al tempo stesso faticherà a crearsi nuovi nemici ad ogni passo: gli avversari ci sono, si conoscono, sono sempre gli stessi. Dopo Grillo, i bersaniani, D’Alema, il sindacato, l’Anpi, i costituzionalisti, l’accozzaglia, quelli “che dicono sempre no”, varie ed eventuali, il ragazzo ha, come dire, finito l’album: o si inventano nuovi marziani nemici del grande disegno renziano, oppure si è daccapo. In questo senso, la retorica già dispiegata sulla “ripartenza”, il nuovo inizio, il cammino suonano un po’ come il “riparti dal via” del gioco dell’oca. Sintesi: abbiamo perso tre anni per tornare daccapo, con un leader ambizioso e tendente a una caricatura di autocrazia e tutti gli altri cattivi fino a nuovo ordine, o finché non conviene il contrario. Ma il problema è che il grande disegno renziano non si sa cos’è. E’ il 25 aprile un po’ ridicolmente riverniciato da festa del’Europa, oppure l’orgoglioso leader nazionale che toglie le bandiere dell’Europa dall’ufficio? E’ quello che si batte come un leone contro l’aumento del’Iva, oppure quello che ne ha posto le basi con le clausole di salvaguardia che mise quand’era al governo? Quello che tratta Padoan come “un tecnico” (con annesso mascelluto disprezzo) o quello che lo fece ministro? E’ quello della #buonascuola miglior riforma possibile o quello che ora dice: affronteremo la questione della scuola? Insomma, le tattiche abbondano, la strategia non si vede, a meno che non si possa considerare strategia la solita solfa del trionfo di Matteo che prese meno di due milioni di voti nel 2013 e più di un milione oggi.

DA ALESSANDROROBECCHI.IT

Risultato scontato,come ha scritto Travaglio stamattina ha tirato giù l’asticella dei votanti,dal milione preventivato sono quasi raddoppiati,pare,la grancassa mediatica e politica ha giubilato il neo conducator lavato con perlana.

Ha affermato di voler compilare un foglio in bianco,cercherà di andare più a destra sui migranti e accontentare sulla disoccupazione con soluzioni mirabolanti.

Dopo aver cancellato lo statuto dei lavoratori,senza ottenere occupazione,temo che ne vedremo delle belle.

Dopo “Alitalia che vola e l’Italia che parte”,ci sarà qualche altro gustoso slogan….

I.S.

iserentha@yahoo.it

sabato 29 aprile 2017

Un po' di chiarezza sulla libertà di stampa




ù










I nemici della libertà di stampa

di Alessandro Gilioli

«Esistono molti modi diversi per bruciare un libro:
e il mondo è pieno di gente
che corre su e giù con i fiammiferi accesi».
(Ray Bradbury)

_______

I nemici della libertà di stampa sono moltissimi, sapete? Molti di più di quanti ne conosca la nostra filosofia - o la nostra fede politica.

I nemici della libertà di stampa sono i mafiosi, certo, ma a volte pure i magistrati, gli uomini in divisa e ogni tanto perfino quelli in tonaca porporata.

I nemici della libertà di stampa sono quelli che vogliono imporre leggi speciali e diverse a seconda che un contenuto sia su carta o sul web.

I nemici della libertà della stampa sono le corporation del web che censurano contenuti facendo prevalere le loro private e arbitrarie policy sulle Costituzioni delle democrazie.

I nemici della libertà di stampa sono i paradisi fiscali che nascondono gelosamente patrimoni e reati, lontanissimi da ogni trasparenza, da ogni diritto di sapere la verità sui potenti del mondo.

I nemici della libertà della stampa sono i politici di tutti i partiti - tutti, tutti, tutti - che telefonano ai direttori e agli editori.

I nemici della libertà della stampa sono i politici che danno una notizia a un cronista oggi in cambio di un favore a lui o alla sua parte domani.

I nemici della libertà di stampa sono i politici che vogliono un tribunale per decidere quali news sono fake e quali no, che questo tribunale sia l'Agcom o una giuria popolare.

I nemici della libertà di stampa sono i politici, gli imprenditori e i potenti in genere che mandano le "diffide alla pubblicazione", ogni giorno una diversa, se volete ci faccio una Treccani.

I nemici della libertà di stampa sono i politici, gli imprenditori e i potenti in genere che minacciano, annunciano o fanno querele temerarie o infondate - più del 90 per cento delle querele intentate contro i giornalisti alla fine sono tali.

I nemici della libertà di stampa sono i politici, gli imprenditori e i potenti in genere che minacciano, annunciano o fanno cause civili altrettanto temerarie o infondate, e per fermarli basterebbe imporre loro di pagare la cifra che hanno chiesto, se alla fine risulta che hanno torto.

I nemici della libertà di stampa sono gli editori che non coprono legalmente chi scrive sui loro giornali, assunto o precario che sia.

I nemici della libertà di stampa sono gli editori che non pagano i giornalisti e non si accorgono che così ammettono che i loro contenuti hanno valore zero, e poi pretendono di vendere dei contenuti che loro stessi reputano a valore zero.

I nemici della libertà di stampa sono gli editori che hanno interessi fuori dall'editoria e usano i loro giornali per le proprie aziende.

I nemici della libertà di stampa sono gli editori che nella loro veste di imprenditori individuano la soluzione politica o il partito politico più conveniente ai loro interessi e indirizzano la loro testata in quella direzione.

I nemici della libertà di stampa sono gli inserzionisti che con la forza dei loro soldi ricattano e mettono a tacere ogni notizia a loro sgradita.

I nemici della libertà di stampa sono i giornalisti che per carriera, timore, convenienza o reverenza si adeguano al potente di turno o semplicemente hanno paura ad andare contromano rispetto al loro ambiente.

I nemici della libertà di stampa sono i giornalisti che di fronte a un dato di realtà contrario ai loro pregiudizi o alla loro visione delle cose, invece di rifletterci lo ignorano, lo sminuiscono, lo negano.

I nemici della libertà di stampa sono i giornalisti che non frequentano autobus, bar, mercatini e marciapiedi ma salotti, corridoi damascati e poltrone in pelle di gente potente.

I nemici della libertà di stampa sono i giornalisti che non si fanno domande, che non sono curiosi, che non sono autocritici, che sono pigri.

I nemici della libertà di stampa sono i lettori (utenti, ascoltatori, spettatori etc) che non si fanno domande, che non sono curiosi, che non sono autocritici, che sono pigri.

I nemici della libertà di stampa sono i lettori (utenti, ascoltatori, spettatori etc) che vanno sempre in cerca della conferma del proprio pregiudizio, e i giornalisti che glielo offrono su un piatto d'argento, in una spirale senza fine verso il peggio.

I nemici della libertà di stampa siete voi che quando un'inchiesta giornalistica tocca un politico che odiate è oro colato, quando tocca un politico che amate invece è spazzatura, gossip, complotto e manovra.

I nemici della libertà di stampa sono tutti quelli che - giornalisti, editori, lettori, utenti - si convincono di ciò che a loro conviene e così credono di aver salvato la buona fede, l'onestà intellettuale.

I nemici della libertà sono questi e molti e moltissimi altri.

Ognuno guardi a se stesso, e ai suoi amici piuttosto che ai suoi avversari, se la libertà di stampa gli è davvero più amica di ogni altra cosa.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

A me pare strano che in un solo anno,questo paese dal 78esimo passi al 52esimo,in ogni caso visto e considerato che gli ho sempre dato credito,ne prendo atto e vorrei solo capirne le ragioni.

Faccia ammenda anche il boss dei cinque stelle sulle prescrizioni di certi giornalisti,se sono disonesti lo capiamo senza consigli,almeno per chi si informa diffusamente.

Ma a parte i potenti che non digeriscono trasmissioni come Report,o certi articoli su alcuni giornali,penso che la libertà di stampa sarà credibile in Italia,quando il 99% dell'informazione darà le notizie in prima pagina dandole per l'importanza che godono.

L'esaltarle,il nasconderle,ometterle del tutto,non ci potrà mai vedere tra le prime classificate come succede dalle parti scandinave.

I.S.

iserentha@yahoo.it

mercoledì 26 aprile 2017

Continua la saga del prezzemolino Matteo Renzi













Le avventure di M. R. il toscano, l’inafferrabile re delle cronache

di Alessandro Robecchi

Con tutto quello che succede sul pianeta, dal derby nucleare tra le due persone peggio pettinate del mondo alla manovrina di Padoan, dagli ordini di Trump a Gentiloni alle primarie del Pd, saranno sfuggite ai lettori alcune notizie di cronaca. Cerchiamo di rimediare con un piccolo riassunto.

Firenze. Gli addetti della Polfer di Firenze hanno sorpreso un uomo intento a cambiarsi in una toelette della stazione. Si tratta di M. R., già noto alle cronache e con numerosi precedenti per trasformismo, che tentava di travestirsi da Emmanuel Macron, incorrendo così in diversi reati, tra cui atti osceni in luogo pubblico e scambio di persona. “Lo abbiamo visto cianotico e siamo intervenuti”, hanno detto gli agenti, accertato che M. R. cercava di sembrare quaranta chili più magro. La vicenda si è chiusa con un verbale e un ammonimento a non riprovarci, a cui M. R. ha risposto con “Bien sûr, au revoir! Vive l’Europe!”. Non è la prima volta che M. R. cerca di travestirsi da vincitore, era già successo in occasione di un défilé con la camicia bianca, insieme a leader in camicia bianca tutti finiti malissimo.

Roma. Una pattuglia di Carabinieri ha sedato una rissa tra gang rivali nei pressi del ministero del Tesoro. Le due bande che si sono fronteggiate erano capitanate da M. R., contrarissimo all’aumento dell’Iva prima delle primarie del Pd e poi prima delle elezioni, e M. R., ex Presidente del Consiglio, inventore delle clausole di salvaguardia nella passata legge di stabilità, che contenevano l’aumento dell’Iva. Come sempre, lo scontro è iniziato con male parole e provocazioni, per poi degenerare. I due M. R. interrogati separatamente, si sono rivelati la stessa persona e si aspetta ora un confronto al’americana. Il bilancio dei tafferugli è di un contuso: si tratta di un passante ignaro convolto nello scontro, un tecnico, tale Pier Carlo Padoan, che ha riportato ferite all’autostima curabili in dieci giorni.

Pontassieve. Un noto blogger della provincia di Firenze ha intrattenuto online gli iscritti al suo blog, Facebook, Twitter, Instagram, PacMan e PokemonGo, oltre ai clienti della sua app, sui suoi pensieri alla vigilia dell’incoronazione del nuovo/vecchio segretario del Pd che avverrà domenica prossima. Ordinaria amministrazione, vanterie e chiacchiere, fino all’atroce minaccia: subito dopo le primarie M. R. si occuperà di scuola, di una nuova riforma della scuola, di nuove riflessioni sulla scuola, di inedite soluzioni politiche per la scuola. La popolazione civile è stata avvertita, professori, studenti e famiglie si apprestano a scendere nei rifugi. Timidi e per ora prudenti i commenti delle associazioni del docenti: “Assistiamo con rispettosa curiosità le prossime riflessioni del comandante Schettino sulla riforma della navigazione”.

Fiumicino. Finalmente restaurato, tornerà nei cinema un capolavoro del giugno 2015, sempre apprezzatissimo dalla critica e poco conosciuto al grande pubblico. Si tratta di un raro documentario in cui un certo M. R., in evidente trance agonistica, ammoniva di allacciarsi le cinture, perché “si decolla”, perché “Se decolla Alitalia decolla l’Italia”. Secondo i recensori più acuti, si tratta di un capolavoro di recitazione, perfetta sintesi del metodo Stanislavskij, in cui l’attore esaspera il meccanismo dell’identificazione, diventa pietra, poi albero, poi – esercizio di difficilissimo – salvatore di Alitalia. Per chi studia recitazione si tratta di un documento prezioso, specie nei passaggi in cui M. R. confessa di aver sempre sognato di fare lo steward e attacca frontalmente i gufi che non credono al prodigioso rilancio della compagnia di bandiera. Meno di due anni dopo, il film sarà proiettato a bordo degli aerei Easy Jet e di tutte le compagnie di bandiera non affidate alle sapienti cure di Montezemolo.

DALL'ESPRESSO BLOG - PIOVONO RANE

Ecco,nel mettere a fuoco il personaggio,basta e avanza la compagnia di bandiera,è evidente che qualsiasi cosa tocchi o se ne occupi fa una brutta fine,anche se le responsabilità arrivano da lontano,l’avessero fatta fallire a tempo debito,ora non avremmo più questo fardello magnasoldi tutto a carico del contribuente.

Se lo votino pure nelle primarie,invece che avere un nuovo salvatore della patria,ne avremo uno già straconosciuto,Il futuro è più o meno una certezza.

Ciò che imbarazza,è che ci sia qualcuno che gli da ancora credito,pure i giornaloni/Tv tanto amici,dal 4 dicembre hanno iniziato a storcere il naso.

Le larghe intese con meno potere del rignanese,le stanno organizzando.

I.S.

iserentha@yahoo.it

venerdì 21 aprile 2017

Fascisti su Marte e a Tor Bella Monaca













Fasci da compatimento tra “rettificazione” morale e prime pagine

di Alessandro Robecchi

Dilemma etico non da poco: i fasci da compatimento che qualche notte fa a Tor Bella Monaca hanno attaccato cartelli contro negozi stranieri, fanno più paura o fanno più ridere? E’ una questione antichissima: era sublime il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, ma certo non ha impedito a Hitler di fare quello che ha fatto. E dall’altro lato la bramosia dei piccoli arditi di borgata di farsi prendere sul serio suggerirebbe proprio il contrario: coglierne il lato macchiettistico e involontariamente auto-satirico. Che fare, dunque? Intervistati dai giornali, i titolari dei negozi presi di mira dicono che non denunceranno, il che significa che ci credono poco alla “giustizia che fa il suo corso”, mentre i balilla sulla pagina Facebook del gruppetto fascista che ha rivendicato l’azione (qualche cartello appeso, forse qualche scritta sul muro) festeggiano la Santa Pasqua (Auguri camerati!”). Tutto un po’ surreale, insomma. Lasciamo perdere la faccenda dei negozi italiani e dei negozi stranieri: si può spaziare dagli orrori della Notte dei Cristalli al ridicolo sogno dell’autarchia in un mondo globalizzato, in entrambi i casi si prova una certa vertigine. I gerarchetti di Tor Bella Monaca rilasciano comunicati manco fossero l’Onu, e sono righe esilaranti da cui traspare la prima preoccupazione: farsi conoscere, dire chi sono, collocarsi. “Identitari, nazionalisti, di ispirazione cattolico-fascista”. Ecco fatto, semplice, no? Siamo a un passo (dell’oca) dalla barzelletta sul matto che si crede Napoleone.

Poi c’è, nelle prime righe, il severo monito: “non siamo la costola di nessuno”, che messo così in evidenza significa proprio il contrario: saranno camerati che hanno litigato con altri camerati su chissà quale centrale questione strategica (il fez va portato storto? DVX si potrà scrivere anche con la U normale?). Non si sa quanti ardimentosi adepti abbia questa nuova setta grottesco-fascista, ma se si va a vedere il manifesto d’intenti, che è un po’ anche un programma, una dichiarazione e un “che fare?”, si può leggere questo: che lottano contro i poteri forti e “nello specifico satanismo e massoneria , signoraggio bancario e lotta al sionismo”. Non si capisce come siano esclusi dagli ambiziosi obiettivi anche l’alopecia, l’imperialismo e il surf, ma non si può avere tutto. Quel che è certo è che per fare tutto questo (cioè per lottare come belve contro il satanismo, per dirne una) serva “un’immensa rettificazione morale”, che fa paura, ma anche ridere, solo a dirlo. Risparmio al lettore innocente il resto della prosa, ma resta il dilemma di prima: quando vedi uno che delira ridi, come verrebbe spontaneo fare, o ti preoccupi che il delirio non si espanda?

Una cosa però appare abbastanza evidente: pur propugnando arditamente “la controinformazione a dispetto dei metodi tradizionali di comunicazione” (sic), gli arditi che difendono la civiltà occidentale e l’identità italiana contro un macellaio rumeno o una parrucchiera nigeriana ai “metodi tradizionali di comunicazione” (ri-sic) ci tengono in bel po’, e difatti sventolano come un gagliardetto consunto dalla battaglia un articolo di giornale che parla di loro (“sulla prima pagina”, si lasciano scappare con orgoglio). Alla fine pure questo fa un po’ ridere: mentre teorizzano “Il

servizio di una causa che va al di là dell’uomo” (eh?), mentre ci assicurano che “Contano soltanto le qualità dell’anima, le sue vibrazioni, il dono totale” (prego?), contano le righe e raccolgono la rassegna stampa, come se entrare in qualche modo nella cronaca fosse un atto di esistenza in vita. Naturalmente non farò qui il nome di questi arditi alfieri della “rettificazione morale” (scusi?), proprio per non finire nella loro collezione di “dicono di noi”. Il dilemma se siano più preoccupanti o più ridicoli resta aperto.

DAL BLOG ALESSANDROROBECCHI.IT

Sono innumerevoli ormai le storie dei conflitti tra poveri, più che prenderle con umorismo,propendo al preoccupato,fosse solo una crisi momentanea le possibilità di propagazione del fenomeno risulterebbero minime,ma non sarà così purtroppo.

E sono dell’idea che se nelle elezioni in Francia dovesse vincere e governare il front national,la deriva fascio-destrorsa avrà un enorme trampolino di lancio.

Forse ora ne possiamo ancora sorridere data l’evidente dabbenaggine,almeno da quel che ha descritto su questo post,forse domani penso proprio di no.

I.S.

iserentha@yahoo.it